Oltre 120 mila euro a fronte di un prestito di 35 mila euro, due arresti per usura
Indagati per usura aggravata dall'aver commesso il fatto in danno di soggetto che esercita attività imprenditoriale, e di autoriciclaggio, entrambe le ipotesi aggravate dalla mafia
I Carabinieri della Compagnia di Caltanissetta hanno dato esecuzione a ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Caltanissetta, su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 2 persone, indagate in concorso dei reati di usura, aggravata dall’aver commesso il fatto in danno di soggetto che esercita attività imprenditoriale, e di autoriciclaggio, entrambe le ipotesi aggravate dalla mafia.
Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal Gip, i due indagati, già detenuti a seguito di condanna in primo grado per ipotesi estorsive con aggravante mafiosa nei confronti di altro imprenditore nisseno, si sarebbero fatti promettere e consegnare da un imprenditore locale interessi usurari – a un tasso annuo oscillante tra il 137,00% e il 140,00% – in corrispettivo di un prestito di denaro contante pari a 35.000,00 euro, mediante versamenti mensili di cifre comprese tra i 3.500 e i 4.000 euro, in contanti ovvero tramite bonifici bancari, per un importo complessivo delle dazioni quantificato in oltre euro 120.000 euro. La contestazione dell’ipotesi di autoriciclaggio afferisce alle operazioni “che i due indagati avrebbero condotto in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della provenienza delittuosa delle somme di denaro corrisposte dall’imprenditore, e nello specifico l’emissione di una fattura dell’importo di circa 12.000,00 euro a fronte di prestazioni e forniture di materiali mai eseguite”.
L’indagine, avviata nel novembre 2023, “costituisce approfondimento di altra e più ampia attività investigativa che aveva portato all’arresto nella quasi flagranza del reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso di uno degli odierni indagati – pluripregiudicato anche per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso – ipotesi in seguito contestata in concorso anche al secondo indagato, e per i quali entrambi sono stati condannati in primo grado dal Tribunale di Caltanissetta rispettivamente alla pena di 12 anni di reclusione il primo e di 8 anni e 8 mesi il secondo”.




