Costringevano donne a prostituirsi: 4 arresti

Redazione

Catania

Costringevano donne a prostituirsi: 4 arresti

di Redazione
Pubblicato il Mar 8, 2019
Costringevano donne a prostituirsi: 4 arresti

E’ partita dalle dichiarazioni di una giovane donna nigeriana, arrivata nel porto di Catania nel luglio del 2016, insieme ad altri 359 migranti di varie nazionalità, l’indagine che ha portato a smantellare una rete di sfruttatori che faceva arrivare in Italia le ragazze per avviarle alla prostituzione.

La Polizia di Stato di Catania, su delega della direzione distrettuale antimafia della Procura, ha eseguito le misure cautelari nei confronti di 4 soggetti responsabili, a vario titolo, in concorso con altri soggetti al momento non identificati in Nigeria e in Libia, di tratta di persone pluriaggravata dalla transnazionalità del reato, dall’aver agito in danno di minori, esponendo le persone offese ad un grave pericolo per la vita e l’integrità fisica e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di sfruttamento della prostituzione.

Dal racconto della donna all’epoca minorenne, si è appreso che la ragazza era stata reclutata nel paese di origine con la falsa promessa di una occupazione lavorativa da svolgere in Italia presso la sorella della donna che l’aveva contattata: dopo essere stata sottoposta al rito esoterico ju-ju, con il quale si era impegnata a ripagare il debito di ingaggio contratto, pari a circa 20mila euro, aveva lasciato la Nigeria e, attraverso la Libia, era giunta in Italia nel mese di luglio 2016. Arrivata sul territorio nazionale la minore era stata contattata dalla ”madame” che l’attendeva in Italia: la donna le aveva preannunciato che avrebbe provveduto a prelevarla dal centro di accoglienza dove era stata collocata per avviarla alla prostituzione su strada per saldare il debito d’ingaggio contratto. Le indagini, condotte dai poliziotti della Squadra Mobile di Catania, hanno permesso di identificare la donna e di appurare che quello della minore non era un caso isolato. Aveva reclutato infatti altre connazionali già “messe a reddito” nel settore della prostituzione su strada e aveva il controllo di numerose “postazioni” nel casertano che concedeva a connazionali in cambio di un corrispettivo mensile in denaro pari a circa 100 euro: postazione che veniva chiamata ”Ugbo” ovvero ”il terreno” ad indicare proprio i pochi metri di strada assegnati.

L’indagine ha consentito, inoltre, di identificare gli altri indagati, alcuni dei quali legati alla donna da rapporti di parentela o affinità, come il fratello e la moglie di quest’ultimo che risultavano svolgere la stessa attività nel settore della tratta di esseri umani e con essa in costante contatto anche per commentare l’andamento dei reciproci affari. Di particolare interesse investigativo risultavano i commenti degli indagati in merito agli effetti dell’editto dell’ Oba di Edo State Ewuare II proclamato prima dell’inizio delle indagini: con l’editto, infatti, l’Oba aveva ”annullato” gli effetti dei riti Ju-Ju celebrati per vincolare le vittime all’ubbidienza nei confronti delle proprie madame e ciò metteva evidentemente a rischio il potere di coercizione esercitato per costringere le giovani all’osservanza. Alcuni degli indagati, preoccupati delle possibili ripercussioni dell’editto sull’andamento dei loro affari, proponevano loro interpretazioni affermando che l’editto, al pari della legge, non potesse avere effetto retroattivo e non potesse applicarsi alle vittime già sottoposte a sfruttamento in Europa e già sottoposte in precedenza al rito Ju-Ju. Affermavano, inoltre, che l’editto potesse valere solo per i cittadini di Edo State e non già per tutti i cittadini nigeriani (”le regole di Oba devono essere interpretate per bene !!! perche’ Oba non ha mai parlato di annullare i debiti…e poi…costi quel che costi, io voglio che mi venga scontato il debito !!!…Oba non ha mai detto a nessuna ragazza che gia’ si trova qua (in Italia n.d.r.) di non pagare il proprio debito !!!…” infatti ! e poi…a me non importa di quello che dice Oba !!! tanto io non sono di Benin !!! ”). I quattro indagati, individuati nelle rispettive abitazioni dai poliziotti della Squadra Mobile di Catania, in collaborazione con i poliziotti della Squadra Mobile di Caserta, sono stati portati presso la casa circondariale di Caserta. 


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