Catania

Sei agenti del carcere Lanza aggrediti, il Sappe: “la misura è colma”

La nota di Francesco Pennisi, dirigente nazionale del Sappe

Pubblicato 2 ore fa

Sei agenti penitenziari del carcere Piazza Lanza di Catania sono stati aggrediti da un detenuto di nazionalità rumena con problemi psichici. Ne dà notizia il sindacato Sappe. Secondo quanto riferito, l’uomo avrebbe agito per futili motivi, colpendo gli agenti con suppellettili di legno. Il bilancio è pesante: un sovrintendente e un assistente hanno riportato fratture rispettivamente al braccio e alla mano – dice una nota del Sappe -. Un agente è stato colpito al volto con un’arma da taglio; altri tre poliziotti hanno riportato serie contusioni in varie parti del corpo. Tutti sono stati trasportati in ospedale per le cure del caso”. Il Sindacato autonomo polizia penitenziaria che torna a denunciare “le condizioni di lavoro del personale penitenziario”. “La misura è colma – dice Francesco Pennisi, dirigente nazionale del Sappe per la Sicilia -. La polizia penitenziaria chiede lo stato di emergenza: non è più possibile lavorare in queste condizioni. Siamo profondamente delusi dalla totale assenza delle istituzioni, che di fatto hanno lasciato alla deriva il Corpo. Mentre la politica continua a fare chiacchiere, la polizia penitenziaria finisce quotidianamente in ospedale”. Sulla vicenda interviene anche il segretario generale del Sappe, Donato Capece: “Non è più accettabile che la polizia penitenziaria continui a pagare il prezzo più alto delle gravi falle di un sistema che non tutela chi lavora quotidianamente in prima linea e che, allo stesso tempo, non garantisce un percorso sanitario adeguato per i detenuti affetti da patologie psichiatriche, i quali dovrebbero essere collocati in strutture sanitarie specializzate e non lasciati nelle sezioni detentive ordinarie. Il Sappe esprime piena solidarietà e vicinanza ai colleghi rimasti feriti e chiede con urgenza all’amministrazione penitenziaria e al dipartimento competente interventi immediati, concreti e risolutivi, capaci di ristabilire condizioni di lavoro dignitose e sicure e di prevenire il ripetersi di simili episodi. La polizia penitenziaria – conclude Capece – non può e non deve essere lasciata sola”.

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