Cronaca

Celebrati i funerali del medico ucciso dal maltempo

Centinaia di persone hanno partecipato stamani nella chiesa Mater Ecclesiae di Palermo ai funerali di Giuseppe Liotta, il medico morto nella notte tra sabato e domenica scorsi mentre dal capoluogo siciliano si recava a Corleone per dare il cambio turno ai colleghi. La funzione è stata officiata dall’arcivescovo di Palermo monsignor Corrado Lorefice. Tantissimi i […]

Pubblicato 7 anni fa

Centinaia di persone hanno partecipato stamani nella chiesa Mater Ecclesiae di Palermo ai funerali di Giuseppe Liotta, il medico morto nella notte tra sabato e domenica scorsi mentre dal capoluogo siciliano si recava a Corleone per dare il cambio turno ai colleghi.

La funzione è stata officiata dall’arcivescovo di Palermo monsignor Corrado Lorefice.

Tantissimi i colleghi e gli amici del pediatra che hanno affollato la chiesa. Il feretro è stato portato a spalla dagli uomini del Soccorso alpino.

Liotta, 40 anni, sabato scorso, da Palermo si stava recando all’Ospedale dei Bianchi di Corleone per iniziare il suo turno di lavoro come pediatra. Il suo corpo, dopo lunghe ricerche, è stato ritrovato due giorni fa in un vigneto a una decina di chilometri dal punto in cui e’ stata trovata la sua auto, travolta da acqua e fango. Liotta lascia la moglie Floriana, medico anche lei, e due figli piccoli.

“Non è facile essere qui. Non mi sento di aggiungere nulla alle parole d’amore raccolte per Giuseppe. Nel ringraziare tutti quelli che ci hanno aiutato, vorrei avere per tutti una carezza: per le forze dell’ordine, per volontari, per l’unità di crisi e per tutti coloro che si sono stretti a noi in questa ricerca”.

Lo ha detto Floriana Di Marco, la moglie di Giuseppe Liotta, il pediatra morto a causa del nubifragio di sabato scorso, durante i funerali a Palermo.

“Il messaggio positivo è che non siamo mai stati soli. Questo abbraccio non lo dimenticherò mai. Ho visto in questi giorni – ha detto leggendo una lettera in una chiesa gremita – quanti uomini fantastici ci sono stati vicini, e mio marito era uno di loro. Giuseppe non e’ un eroe che ha messo a repentaglio la vita per i suoi piccoli pazienti, perchè i primi piccoli pazienti erano a casa. Se di eroismo dovremmo parlare, dovremmo celebrare tutti i lavoratori che quella notte erano al lavoro. Per Giuseppe il motore del suo agire era fatto da forte senso di etica cristiana – ha detto ancora – Ringrazio le istituzioni che si sono fatte presenti. Ho incontrato una pia donna il prefetto di Palermo, che è stata come una madre per me, il sindaco di Palermo e la città di Corleone. Ringrazio l’arma dei carabinieri, sono stati degli eroi. Sono nipote di un carabiniere ucciso nel gennaio 1947 per me è stato come ricevere l’amore di un nonno, conosciuto solo dai ricordi di mia nonna”.

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