Licata, “Operazione pacchi.it”: truffe sul web, un arresto e sei misure cautelari (vd e ft)

Giuseppe Castaldo

Agrigento

Licata, “Operazione pacchi.it”: truffe sul web, un arresto e sei misure cautelari (vd e ft)

Pubblicato il Giu 8, 2017
Licata, “Operazione pacchi.it”: truffe sul web, un arresto e sei misure cautelari (vd e ft)
L'arresto di Cristoforo  Famà

L’arresto di Cristoforo Famà

I carabinieri della Compagnia di Licata, agli ordini del capitano Marco Currao, hanno eseguito questa mattina un’operazione – denominata “pacchi.it” – che ha portato all’arresto di Cristoforo Famà, 35 anni di Licata, posto ai domiciliari, l’obbligo di dimora per la convivente Antonina Parroco, 40 anni; Samanta Cicatello, 29 anni, Alessandro Bianchi, 26 anni, e obbligo di presentazione alla P.G per Angelo Trupia detto “Peppe, 47 anni; Giuseppe Romano, 24 anni e Daniela Giannone, 40 anni, tutti di Licata.

I militari cominciano ad indagare nel 2016 e l’attività si estende per tutto l’anno. Sono le denunce, se ne contano una quarantina, che hanno accesso il campanello di allarme soprattutto nel territorio di Licata anche se, come spiegato in conferenza stampa, i raggiri coinvolgono persone in tutto il territorio nazionale.

Il modus operandi è molto semplice: venivano postate foto di auto, scooter, animali e quant’altro, anche non necessariamente (anzi quasi mai) nelle disponibilità dei soggetti coinvolti, sui portali di vendita online quali Ebay, Subito, Kijiji, Autoscout con prezzi vantaggiosi e, dopo aver ottenuto la caparra con cifre solitamente non superiori ai 500 euro – versate con bonifico su postepay, sparivano.

Proprio il rinvenimento – durante le perquisizioni – delle carte prepagate ha fugato ogni dubbio. La “banda”, e per questo è stato riconosciuto il reato di associazione per delinquere finalizzata alle truffe on line, è riuscita ad accumulare un introito pari a 8 mila euro al mese. Tra gli indagati, inoltre, per accreditarsi agli occhi dei possibili acquirenti venivano fornite indicazioni alquanto fuorvianti: uno di loro, ad esempio, si è spacciato anche per un maresciallo dei carabinieri in via di trasferimento. Il fenomeno delle truffe, soprattutto nel contesto agrigentino, è in vertiginoso aumento. I carabinieri, pertanto, rassicurando la cittadinanza di un loro puntuale intervento, invitano chiunque fosse stato vittima di tali raggiri a presentare querela. La leva che viene usato dai truffatori, infatti, è proprio la piccola consistenza di denaro usata come caparra che, spesso, inducono le vittime delle truffe a non presentare neanche denuncia.

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