Mafia, le sorprese del processo Icaro: Marrella, Campo, Grimaldi …. e “quello dei limoni”
Dieci giorni fa il sostituto commissario della squadra mobile di Palermo, Giuseppe Baldagliacca nel corso della prima udienza del Processo “Icaro” che vede alla sbarra una ventina presunti mafiosi della provincia di Agrigento, aveva raccontato ai giudici della prima sezione penale, presieduti da Giuseppe Melisenda Giambertoni, fatti importanti. Sul banco degli imputati Antonino Abate, […]
Dieci giorni fa il sostituto commissario della squadra mobile di Palermo, Giuseppe Baldagliacca nel corso della prima udienza del Processo “Icaro” che vede alla sbarra una ventina presunti mafiosi della provincia di Agrigento, aveva raccontato ai giudici della prima sezione penale, presieduti da Giuseppe Melisenda Giambertoni, fatti importanti.
Sul banco degli imputati Antonino Abate, 29 anni, Carmelo Bruno, 47 anni, Vito Campisi, 45 anni, Roberto Carobene, 38 anni, Antonino Grimaldi, 55 anni, Stefano Marrella, 59 anni, Vincenzo Marrella, 41 anni, Vincenzo Marrella, 60 anni, Pasquale Schembri, 53 anni, Gaspare Nilo Secolonovo, 47 anni, Ciro Tornatore, 80 anni, e Francesco Tortorici, 36 anni.
Nello stralcio abbreviato dell’inchiesta ci sono altri ventidue imputati.
Badagliacca, in servizio alla Mobile di Palermo (si occupa dell’area agrigentina) aveva indagato, insieme ai colleghi della Squadra mobile di Agrigento, sui clan del Belice e della zona Montallegro, Siculiana, Realmonte e Cattolica Eraclea ed ha riferito ai giudici di tali investigazioni.
Sollecitato dal Pm della Dda, Claudio Camilleri, disse, ad esempio, che l’allora latitante boss Giuseppe Falsone aveva cacciato tutti quelli che gli avevano votato contro: “Chi aveva partecipato al summit per eleggere il suo rivale Maurizio Di Gati al vertice delle famiglie di Cosa Nostra agrigentina era stato messo fuori”.
“Il 26 gennaio del 2012 – ha detto il sostituto commissario – parte formalmente l’indagine. In seguito ad alcune attività investigative arriva, infatti, un’indicazione precisa. Alcuni personaggi un tempo riconducibili al gruppo del boss Giuseppe Falsone erano tornati in azione nella zona del mandamento del Belice”.
Poi parla di un consigliere comunale (oggi ex) di Realmonte che con la sua auto andava nell’ovile di Pietro Campo, ritenuto, in quegli anni, il capo della cupola mafiosa agrigentina.
Accompagnava uno degli odierni imputati, Antonino Grimaldi. Quest’ultimo, in altra circostanza, usando l’auto dell’ex consigliere comunale, da solo tornò dal boss di Santa Margherita Belice.
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