Cronaca

Operazione “Montagna”, anche Nino Vizzì torna in libertà

Il Tribunale del Riesame di Palermo ha annullato la misura cautelare nei confronti di Antonino Vizzì, 62 anni, di Raffadali, arrestato nell’ambito dell’operazione “Montagna” eseguita lo scorso 22 gennaio dai carabinieri di Agrigento. L’uomo, difeso dagli avvocato Totò Salvago e Giovanni Castronovo, per i carabinieri rappresenta il punto di riferimento a Raffadali del boss Francesco […]

Pubblicato 8 anni fa

Il Tribunale del Riesame di Palermo ha annullato la misura cautelare nei confronti di Antonino Vizzì, 62 anni, di Raffadali, arrestato nell’ambito dell’operazione “Montagna” eseguita lo scorso 22 gennaio dai carabinieri di Agrigento.

L’uomo, difeso dagli avvocato Totò Salvago e Giovanni Castronovo, per i carabinieri rappresenta il punto di riferimento a Raffadali del boss Francesco Fragapane.

Si legge nell’ordinanza di custodia cautelare che a guidare formalmente la famiglia mafiosa di Raffadali risulta essere Antonino Vizzì, titolare di un’officina meccanica nel centro abitato. E’ lui l’unico a poter tenere rapporti con il mandamento della Montagna anche se la sua posizione, talvolta, diventa scomoda. Raffadali, infatti, è da sempre un “feudo” dei Fragapane che rappresenta una fonte di guadagno certa derivante dalla riscossione del pizzo delle tantissime attività commerciali ed imprenditoriali. All’interno della famiglia, anche se con un ruolo non di primo piano, emergono le figure di Salvatore Iacono Manno e Stefano Mangione, indicato come l’uomo che raccoglie il “pizzo”.

Il pentito Giuseppe Quaranta su Vizzì afferma: Per quanto riguarda l’attività estorsiva di Fragapane questa era già un’attività consolidata poiché il denaro gli veniva consegnato puntualmente delle imprese. In particolare io so che lo “zu Iacono Manno e Nino Vizzì, entrambi di Raffadali, recuperavano il provento del pizzo versato dalle attività commerciali in loco. So per certo che a pagare il pizzo vi erano il bar Le Cuspidi come riferitomi dallo stesso Fragapane per un ammontare di 5.000 euro divisi tra Pasqua e Natale; mentre un altro che pagava era il distributore di benzina, all’entrata di Raffadali se non erro di proprietà di Cuffaro , che versava 6 mila euro divisi per le festività natalizie e pasquali.

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