Cultura

Cantina Marilina presenta al Vinitaly i nuovi vini low alcol: una scelta agricola, sostenibile e identitaria

Cantina Marilina sarà presente a Vinitaly con due nuove etichette che segnano una presa di posizione chiara e consapevole nel panorama dei vini a basso contenuto alcolico, un segmento oggi al centro di profonde trasformazioni legate alle nuove tendenze salutistiche e all’evoluzione dei consumi.

Pubblicato 2 ore fa

Negli ultimi anni, la crescente attenzione al benessere e i frequenti attacchi mediatici all’alcol come fattore negativo per la salute umana hanno generato nuove esigenze di mercato. Cantina Marilina, da sempre attenta ai cambiamenti e alle dinamiche del settore vitivinicolo, ha deciso di rispondere a questa domanda con due nuovi vini: un vino bianco da Catarratto Mantellato e un vino rosso da Nero d’Avola, entrambi caratterizzati da un basso contenuto alcolico ma capaci di esprimere pienamente identità, equilibrio sensoriale e  territorio. Il lavoro della cantina di Noto si è inoltre concentrato non solo sulla varietà simbolo dell’areale ma anche sul Catarratto mantellato per il quale è stato svolto un grande lavoro di recupero e difesa della biodiversità attingendo a vigneti esistenti in azienda dai quali è stato prelevato il materiale genetico per preparare le nuove barbatelle.

Nel percorso di ricerca e sviluppo, la cantina ha scelto consapevolmente di escludere la pratica della dealcolizzazione, ritenuta una soluzione che snatura il vino di partenza e lo priva di un elemento fondamentale per la sua struttura e il suo equilibrio: «Il nostro obiettivo non è togliere qualcosa al vino, ma trovare un nuovo equilibrio senza tradirne l’anima – racconta Marilina Paternò – Crediamo che il consumatore di oggi cerchi consapevolezza, non compromessi. Per questo abbiamo scelto una strada più impegnativa, ma autentica: lavorare meglio in vigna per ottenere naturalmente un vino più leggero, integro e rispettoso dell’ambiente». I vini dealcolati risultano spesso impoveriti non solo per la perdita dell’alcol ma anche per la perdita di profumi e di altre sostanze, come conseguenza delle tecnologie applicate per la loro produzione. A questa riflessione si affianca un tema centrale per l’azienda della famiglia Paternò: la sostenibilità. In un contesto generale che indirizza produttori e consumatori verso pratiche sempre più responsabili, la dealcolizzazione viene considerata una scelta poco coerente con i principi della sostenibilità ambientale. Produrre vino per poi rimuovere l’alcol attraverso tecnologie complesse, caratterizzate da elevati consumi di acqua ed energia elettrica, va in direzione opposta rispetto ai criteri di rispetto ambientale che guidano il lavoro quotidiano in vigna e in cantina. L’approccio adottato da Cantina Marilina per rispondere a questo nuovo segmento di mercato è invece agricolo, pragmatico e sostenibile. 

La cantina di Noto ha scelto di intervenire direttamente in vigneto, allungando la potatura, aumentando il numero dei grappoli e incrementando la resa per ettaro (che rimane comunque ben al di sotto dei 80 quintali per ettaro). La vendemmia è stata anticipata rispetto al normale periodo di maturazione e la vinificazione è avvenuta secondo metodi tradizionali, con una macerazione di poche ore: «non volevamo inseguire una moda ma trovare una risposta coerente con il nostro modo di fare vino – racconta Angelo Paternò – Per noi il vino nasce in vigna, non in laboratorio. Abbassare il grado alcolico attraverso scelte agronomiche e di raccolta significa rispettare l’identità del vitigno, l’equilibrio del vino e i principi di sostenibilità in cui crediamo. La dealcolizzazione è una scorciatoia che non sentiamo nostra». 
I nuovi vini da Catarratto Mantellato e Nero d’Avola apriranno la degustazione al Vinitaly e si uniscono al resto della produzione aziendale incentrato sul Grecanico, Moscato di Noto e Nero d’Avola che raccontano in modo autentico la visione produttiva della cantina: vini equilibrati, riconoscibili e profondamente legati al territorio, capaci di dialogare con il presente senza rinunciare alla propria identità.

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