Cultura

Il Museo Griffo ospita la mostra “Claudio Gobbi. La visione trasparente” di Giusi Diana

La mostra è visitabile dal 18 maggio all'11 ottobre 2024

Pubblicato 3 settimane fa

Dal 18 maggio all’11 ottobre 2024 il Museo Archeologico Regionale “Pietro Griffo” di Agrigento ospita la mostra Claudio Gobbi. La visione trasparente a cura di Giusi Diana.
Il progetto – sostenuto da “Strategia Fotografia 2023”, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e realizzato da ruber.contemporanea, in collaborazione con il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento – ha l’obiettivo di diffondere la conoscenza della fotografia contemporanea in un contesto archeologico, favorendone l’inclusione nelle collezioni pubbliche.
L’opera, dall’omonimo titolo della mostra, acquisita dal Museo Griffo, progettato negli anni Sessanta dall’architetto Franco Minissi (1919-1996), è composta da una serie di 25 fotografie da negativo, stampate a colori e in bianco e nero, prodotte da Claudio Gobbi attraverso una residenza d’artista che si è svolta presso il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento a partire dal mese di novembre 2023.
L’inaugurazione della mostra verrà preceduta alle 15.30 al Parco Archeologico della Valle dei Templi da una passeggiata archeologica d’artista (ore 15.30 – 16.30) con ingresso dal Tempio di Giunone.

Claudio Gobbi. La visione trasparente
Il progetto di Claudio Gobbi per Agrigento nasce dalla suggestione di un piccolo dipinto di Caspar David Friedrich (1774-1840) Junotempel in Agrigent (1828-30) conservato al Museum für Kunst und Kulturgeschichte di Dortmund, in cui il pittore tedesco raffigura il tempio di Giunone, senza averlo mai visto di persona. La mancata presenza di Friedrich ad Agrigento, e la sua esperienza immaginaria e mediata (dalle incisioni che circolavano al tempo), diventa una chiave per riflettere sulla smaterializzazione delle immagini fotografiche nell’era digitale, sulla loro ubiquità e prevedibilità, e sulla conseguente scomparsa dell’autore nell’epoca della virtualità. L’illuminazione notturna della Valle dei Templi, un condizionamento contemporaneo e artificiale della visione che in Sicilia coincide, a partire dagli anni Sessanta, con la musealizzazione dei siti archeologici ad opera dell’architetto Franco Minissi, è al centro della riflessione che coinvolge i meccanismi della visione, e il nostro rapporto con il tempo e lo spazio.
Come spiega la curatrice Giusi Diana: «Le installazioni fotografiche di Claudio Gobbi in mostra, entrano in relazione dialettica con il progetto museografico di Minissi, instaurando inediti scambi semantici con i reperti esposti nel Museo, come nel caso del Torso di Guerriero (480-475 a.C.). Inoltre il reimpiego di fotografie d’archivio trovate o “found photography”, che è alla base della ricerca di Gobbi, evidenzia la natura polisemica delle immagini, che sottratte all’utilizzo documentario originario svelano contenuti semantici latenti, aumentando il proprio potere evocativo». Immagini trovate in archivi siciliani e stranieri, come quello dell’Akademisches Kunstmuseum di Bonn, insieme a fotografie scattate durante la residenza si ricompongono in una nuova, enigmatica unità spazio temporale, grazie alla matericità della stampa su carta fotografica. Una pluralità di fonti (autoriali e anonime) che insieme alla pratica della fotografia analogica ha una valenza fortemente simbolica, riflettendo sul concetto di smaterializzazione delle immagini e scomparsa dell’autore propria dell'”Iconosfera” in cui siamo costantemente immersi. Tra le presenze interrogate dalle fotografie: il Kouros in marmo pario (480 a.C.) e il Telamone (480-470 a.C.), proveniente dal tempio di Zeus.
In occasione della presentazione del catalogo edito da Silvana Editoriale – previsto a chiusura della mostra – sarà organizzata una giornata di studi sulle tematiche affrontate nel progetto, in un dialogo tra architettura, archeologia e fotografia, con gli interventi di Giusi Diana (curatrice), Claudio Gobbi (artista) e degli autori dei testi in catalogo, Matteo Iannello (storico dell’architettura) e Daniele De Luigi (curatore). Nel corso della mostra si terranno due eventi di social engagement a cura di Elisa Fulco (curatrice del public program).

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