I primi Borghi dei Tesori tra esperienze e luoghi inediti
Sabato e domenica (9 e 10 maggio) il primo dei tre weekend del Borghi dei Tesori Fest
Scoprire che la ricotta del cannolo deve essere di pecora e mai troppo dolce, e che la cialda si impasta con il vino; che esiste un borgo dove la charlotte è ancora una religione; che si può ascoltare la storia di un miracolo, o raccogliere origano profumatissimo; capire come si fondono enormi campane e inginocchiarsi davanti ad un Crocifisso, oppure contare i mulini applaudendo colorati sbandieratori: insomma, andar per borghi a passo lento, “un pedi leva e l’autru metti” per dirla con Andrea Camilleri.
Sabato e domenica (9 e 10 maggio) il primo dei tre weekend del Borghi dei Tesori Fest, il progetto della Fondazione Le Vie dei Tesori e dell’associazione Borghi dei Tesori, che aggrega piccoli Comuni di tutta l’Isola. Un circuito turistico animato dai giovani delle comunità che conducono i visitatori alla scoperta dei piccoli comuni siciliani. Tutto su www.leviedeitesori.com
Vicino Palermo due borghi già votati al turismo: a Balestrate si visita la Chiesa Madre dove il rettore Filippo Evola, prete e medico, curò il colera con il caffè; e dove diecimila volumi sono custoditi come tesori preziosi. Qui si scoprono gelatieri che tramandano la tradizione ma guardano avanti; o la cantina dei principi di Valdina oggi convertita in vinery d’avanguardia; e si passa da un percorso urbano adatto anche ai bambini, ad una passeggiata che conduce alla foce del fiume Jato dove è stata scoperta un’antica fornace romana che potrebbe essere il punto di partenza per un museo del territorio. A Piana degli Albanesi non poteva mancare un laboratorio sul cannolo ma si visitano le chiese di rito bizantino (la cattedrale di San Demetrio e la chiesa di San Giorgio), il Musarb che racconta la storia del borgo; e Sheshi, il quartiere che ha trovato nella street art, una nuova vitalità prorompente. E si ritorna alla ghost town di Borgo Schirò con Ascosi Lasciti, uno dei borghi fascisti creati sulla carta negli anni Quaranta, presto dimenticati e abbandonati. Una particolare passeggiata porterà alle serre della Pizzuta e alla grotta del Garrone dove cresce una felce preistorica detta Lingua Cervina; c’è anche un bunker della guerra da dove si controlla l’intera vallata dello Jato.
Spostandosi nell’Agrigentino, ecco arroccata sui Monti Sicani la piccola Alessandria della Rocca: dal santuario seicentesco dove leggenda vuole che la Vergine restituì la vista ad una ragazza cieca; al complesso dei Carmelitani, tra stucchi di scuola serpottiana e l’inconfondibile blu lapislazzulo degli altari. Ma sono i profumi ad abbracciare il borgo: una passeggiata olfattiva nei “origaneti”, scoprendo anche il prezioso e delicatissimo zafferano durante un piccolo laboratorio, condito da tisane, dolci e pane cunzatu. E si può arrivare all’antica Turri e ai ruderi del Castello di Pietra D’Amico, citato nei “Beati Paoli”. A Burgio è un vero spettacolo la chiesa di San Giuseppe, la “Cappella Sistina di Sicilia” totalmente immersa in putti, allegorie e cornici di stucco. Scoprirete come si fondono (e si accordano) enormi campane: un procedimento lungo e complesso, che alla fonderia Virgadamo fanno da mezzo secolo. Nella cripta del Convento dei Cappuccini riposano cinquanta nobili burgitani vissuti due secoli fa, perfettamente conservati con abiti e oggetti personali; nella minuscola Chiesa della Motta, si venerano la statua della Madonna e San Michele Arcangelo. Infine a Caltabellotta dove si scopre sempre qualcosa di nuovo: come Santa Maria di Montevergine, antico eremo fondato dagli agostiniani fuggiti dall’Africa, che conserva ancora le povere celle dei frati; la “Matrici” voluta dal conte Ruggero con la cappella della Madonna della Catena con la statua della Vergine scolpita da Giacomo Gagini. L’Eremo di San Pellegrino, con la Grotta del Male e la Grotta del Bene; e la chiesa seicentesca dei Cappuccini con la Madonna col Bambino di fra Felice da Sambuca. Merita una visita anche il Museo Civico a Palazzo della Signoria, con reperti archeologici dell’antica Triocala affiancati alle sculture di Salvatore Rizzuti.
Infine Delia, con il suo Castello normanno scavato nella roccia che qui chiamano affettuosamente “lu Castiddazzu”, descritto già da Al Idrisi: la visita è un salto nel passato tra torri, feritoie, il piazzale d’armi e i camminamenti merlati: qui è previsto uno spettacolo di sbandieratori dell’Associazione del Folklore Petiliano. Si può anche partecipare ad un laboratorio di Cuddrireddri, dolci carnevaleschi con una storia legata alle nobili castellane e già presidio Slow Food. Si potrà anche percorrere l’antica trazzera dei mulini che un tempo arrivava fino a Naro.
TRE WEEKEND PER SCOPRIRE LA SICILIA. Nei prossimi due fine settimana apriranno le porte Calatafimi Segesta, Centuripe, Custonaci, Gangi, Geraci Siculo, Montelepre, Petralia Soprana (16 e 17 maggio); poi Bisacquino, Camporeale, Cassaro, Chiusa Sclafani, Frazzanò, Giuliana, Licodia Eubea, Montevago, la new entry Partanna, Prizzi, San Mauro Castelverde, Sant’Angelo Muxaro (23 e 24 maggio).
Borghi dei Tesori Fest è promosso dalla Fondazione Le Vie dei Tesori in collaborazione con l’associazione Borghi dei Tesori – fondata nel 2021, conta una sessantina di piccoli Comuni in tutta la Sicilia – e i Comuni coinvolti. In collaborazione con il progetto Interreg di cooperazione internazionale CHORAL (Cultural Heritage fOR AlL), dedicato all’accessibilità del patrimonio culturale e realizzato da cinque partner italiani e maltesi tra i quali ARCES, Vie dei Tesori, il Dipartimento di Ingegneria UniPa, Università di Malta ed Heritage Malta.

