Procura Agrigento, vanno via sette pubblici ministeri

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Procura Agrigento, vanno via sette pubblici ministeri

di Redazione
Pubblicato il Dic 7, 2016
Procura Agrigento, vanno via sette pubblici ministeri

Se ne vanno in sette, lasciano la Procura di Agrigento per raggiungere altre sedi e non sempre si avvicinano a casa.

A breve, anzi a brevissimo, il nuovo procuratore della Repubblica di Agrigento, Luigi Patronaggio si troverà con l’ufficio sguarnito: senza procuratore aggiunto e senza otto sostituti procuratori.

Sette hanno già chiesto ed ottenuto il trasferimento.

Salvatore Vella è il primo della lista ed ha anche presentato domanda per il posto di procuratore aggiunto, dato che con il nuovo anno, l’attuale aggiunto Ignazio Fonzo lascerà Agrigento con destinazione Catania o Ragusa.

Probabilmente Vella ha riflettuto sulle reali possibilità di ottenere il prestigioso incarico (almeno tre magistrati avrebbero più chanches ovvero Marzia Sabella, Renza Cescon e Francesca Mazzocco) e vistosi chiuso ha preferito avvicinarsi a casa: andrà infatti a Trapani.

Meno favoriti per il posto di aggiunto Pietro Pollidori, Lucia Brescia, Antonella Nespola.

Resterà in Sicilia anche il sostituto procuratore Santo Fornasier che andrà a Ragusa, come in Sicilia resteranno Matteo Delpini che andrà a Marsala e la moglie,  Brunella Sardoni che andrà a Trapani. A Termini Imerese, invece si trasferirà Alessandro Macaluso mentre in Lombardia andranno Andrea Maggioni (Varese) e la moglie, Silvia Baldi (Milano).

Tenuto conto che il Pm Antonella Pandolfi è in maternità, il cerchio si chiude: Patronaggio dovrà fare a meno per qualche tempo di sette sostituti e del procuratore aggiunto.

Resteranno ad Agrigento, almeno per ora, Carlo Cinque, Simona Faga e Alessandra Russo.

Con ogni probabilità il procuratore capo Patronaggio solleciterà il Csm affinchè la diaspora abbia un freno almeno sino a quando non arriveranno i nuovi pubblici ministeri.

Ma la situazione è questa e non potrà essere mutata.

Il trasferimento di massa verso altra sede di ben sette pubblici ministeri lascia certamente aperti alcuni interrogativi.

Di sicuro hanno avuto il sopravvento in talune scelte la possibilità di avvicinarsi a casa, di ottenere un riconoscimento economico per chi va in sedi disagiate ovvero la possibilità di poter lavorare con maggiore serenità atteso che negli ultimi tempi la tranquillità al quinto piano del palazzo di giustizia di Agrigento è stata messa ripetutamente a repentaglio da comportamenti sconsiderati di sceriffi e leoni in cerca di rivincite inesistenti.


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