Tentata estorsione, chieste condanne per Amato, Chiazza e Triglia

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Giudiziaria

Tentata estorsione, chieste condanne per Amato, Chiazza e Triglia

di Redazione
Pubblicato il Lug 5, 2019
Tentata estorsione, chieste condanne per Amato, Chiazza e Triglia

Il Pubblico ministero Gloria Andreoli ha chiesto la condanna di, Michele Amato, 44 anni, e Antonino Chiazza, 49 anni, il cugino omonimo, Antonino Chiazza, 31 anni, per tentata estorsione e Giuseppe Triglia, 36 anni accusato insieme ai primi due di spaccio di sostanze stupefacenti.

Il processo che si celebra avanti il Gup del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, giunge dunque nella fase cruciale.

La pubblica accusa ha chiesto 6 anni di reclusione  e 40000 euro di  multa per Michele Amato; 4 anni e 30000 euro di multa per Antonino Chiazza, 2 anni e 4 mesi e  20000 euro di multa per l’omonimo e cugino, Antonino Chiazza (31 anni) e per Giuseppe Triglia la richiesta di condanna è pari a 3 anni ed 8 mesi e 14000 euro di multa.

La vicenda principale è quella della tentata estorsione ai danni di un uomo di 48 anni che , temendo per la propria incolumità, ha deciso di varcare il portone della caserma dell’Arma, descrivendo ai militari la vicenda in cui era rimasto coinvolto. Non poteva più resistere alla paura di poter subire eventuali ritorsioni e così ha deciso di raccontare la sua storia ai Carabinieri.

Ed infatti la vittima si era infilata proprio in una brutta situazione. Aveva acquistato, a credito, varie dosi di cocaina, per un valore complessivo di circa 2.000 euro ma non era più riuscito a pagare il debito contratto con i suoi fornitori, appunto Chiazza e Amato.

I Carabinieri della Compagnia di Licata, compresa la gravità della situazione e considerato lo spessore criminale dei soggetti coinvolti, hanno fatto immediatamente scattare le indagini, sin da subito coordinate dal Pubblico ministero della Procura Repubblica di Agrigento,  Gloria Andreoli, raccogliendo tutti gli elementi probatori necessari a chiarire la dinamica dei fatti.

In particolare, i militari dell’Arma, con intercettazioni e pedinamenti, sono riusciti a documentare anche gli incontri e le richieste estorsive avanzate dai due soggetti, i quali erano perfino arrivati a pretendere la cessione di un terreno agricolo di proprietà della vittima del valore di circa 12.000 euro, a fronte del debito di 2.000 euro.

Da questa vicenda è nata un’altra inchiesta denominata “Briglie sciolte” e che ipotizza un vasto giro di droga tra Licata, Palma di Montechiaro e Canicattì.

I quattro sono difesi dagli avvocati Ninni Giardina, Santina Campo, Angela Porcello e Calogero Montante.

Il processo riprenderà il prossimo 9 luglio.


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