Canicattì

Usura, i beni della famiglia Marturana di Canicattì passano allo Stato 

Le vittime della famiglia di usurai erano semplici cittadini, piccoli imprenditori e grandi imprese assicurative, che per pagare i debiti e gli interessi non soltanto consegnavano denaro contante e assegni, ma anche garanzie come promesse di vendite

Pubblicato 11 ore fa

Beni per un valore di circa due milioni di euro passano definitivamente allo Stato. È quanto sancito dalla Cassazione che si è pronunciata sulla vicenda legata all’ormai ex patrimonio della famiglia Marturana di Canicattì. Si tratta di beni immobili, mobili e rapporti finanziari di proprietà o nella disponibilità dei fratelli canicattinesi Gaetano e Roberto Marturana e della loro madre Angela Luvaro. Tornano, invece, nuovamente nella disponibilità di questi ultimi tre appartamenti siti a Canicattì, uno dei quali con annesso cantina. Passano allo Stato, dunque, un’abitazione, due magazzini a Canicattì, la quota di sei magazzini sempre a Canicattì, un altro magazzino in contrada “Grottarossa” a Caltanissetta, diversi terreni a Naro, una cassetta di sicurezza e un conto corrente, per un ammontare di circa 1,5 milioni di euro.

La vicenda risale ormai ad oltre 10 anni fa quando la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento ha emesso il provvedimento accogliendo la proposta del questore Mario Finocchiaro. Gli accertamenti economico patrimoniali sono stati effettuati dalla divisione di Polizia anticrimine, diretta da Giovanni Giudice, e dal nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza agrigentina. A fare luce sul giro di usura fu nel 1998 l’operazione, denominata ‘Tie break’ che portò all’arresto di Gaetano Marturana e di altre 37 persone. Le vittime della famiglia di usurai erano semplici cittadini, piccoli imprenditori e grandi imprese assicurative, che per pagare i debiti e gli interessi non soltanto consegnavano denaro contante e assegni, ma anche garanzie come promesse di vendite con il rilascio di procure speciali su beni immobili di loro proprietà. Per convincere le sue vittime a pagare Gaetano Marturana non esitava a usare la violenza, attentati a colpi di arma da fuoco come quelli esplosi nel giugno del 1998, quando le cimici degli investigatori captarono 5 colpi di pistola e una frase: “Cinque colpi, non è uscito nessuno… sarà morto… ci saranno arrivati dentro i proiettili”. Ma l’episodio più grave attribuito a Marturana è l’omicidio di Angelo Anello, ucciso il 19 luglio 2005. Una vicenda per cui, unico imputato, è stato condannato all’ergastolo, anche se in attesa di sentenza definitiva. Un delitto per il quale è stato arrestato nell’aprile del 2008 dopo le indagini condotte dalla Squadra mobile di Caltanissetta e dal commissariato di Canicattì. Secondo l’accusa Marturana avrebbe stipulato con Anello, approfittando del fatto che quest’ultimo era praticamente analfabeta, un atto di compravendita di un terreno coltivato a vigneto del valore di 170mila euro sborsando solo 15mila euro. Dopo tre anni quando Anello aveva deciso di procedere per le vie legali, Marturana lo avrebbe ucciso.

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