I rapporti tra mafia siciliana e newyorkese, assolto Badalamenti: 3 condanne
l processo nasce da una indagine congiunta di polizia e Fbi sulla famiglia mafiosa Gambino di New York e sull'asse tra Cosa nostra d'oltre oceano e i boss siciliani
Riformata in appello la sentenza emessa in abbreviato dal gup di Palermo nei confronti di Giovan Battista Badalamenti, Salvatore Prestigiacomo di 52 anni, Salvatore Prestigiacomo di 56 anni, Isacco Urso e Maria Caruso. I giudici di secondo grado hanno assolto Giovan Battista Badalamenti (aveva avuto 8 anni) revocandogli la misura di sicurezza della libertà vigilata, ridotto a 4 anni la pena per Salvatore Prestigiacomo di 52 anni (era stato condannato a 16 anni e ora è stato scarcerato), ridotto a 4 anni e 2 mesi la pena inflitta a Salvatore Prestigiacomo di 56 anni (aveva avuto 6 anni e 4 mesi), ridotto a 2 anni e 4 mesi la pena determinata per Maria Caruso (il gup le aveva dato 4 anni) e dichiarato il non doversi procedere nei confronti di Isacco Urso (condannato a 5 anni e 6 mesi) per mancanza di querela.
Il processo nasce da una indagine congiunta di polizia e Fbi sulla famiglia mafiosa Gambino di New York e sull’asse tra Cosa nostra d’oltre oceano e i boss siciliani oggetto già di storiche inchieste come quella della Pizza Connection condotta dal giudice Falcone. Badalamenti era riuscito a sfuggire all’arresto e poi il tribunale del Riesame aveva annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti. Originario di Torretta, 72 anni, ora vive, libero, negli Stati Uniti. Gli imputati erano accusati a vario titolo di associazione mafiosa, incendio doloso, estorsione e turbata libertà degli incanti. L’operazione mise in luce gli stretti rapporti tra i ‘cugini’ americani e gli affiliati siciliani, in particolare i boss dei clan palermitani di Torretta, Partinico, Borgetto.
Le mafie dei due mondi, secondo gli inquirenti, continuavano a fare affari e a gestire i traffici di droga. Al centro dell’inchiesta il boss Francesco Rappa, processato separatamente, che – scrissero i pm – aveva il ruolo di “privilegiato e autorevole interlocutore degli affiliati del sodalizio mafioso attivo negli Usa, perpetuando, così, la sua delicatissima funzione di collegamento tra la consorteria mafiosa siciliana e quella statunitense”.






