Mafia: gup, Nastasi poteva ‘lavorare’ per boss Messina Denaro
Giuseppe Nastasi, titolare di fatto di Dominus, il consorzio che ha lavorato “esclusivamente” con Nolostand, societa’ controllata di Fiera Milano, fatturando in tre anni “oltre 20 milioni di euro”, “ha volontariamente agito con la finalita’ di agevolare la Mafia”, prendendo pure in considerazione “la possibilita’ di porre tale attivita’ a disposizione ed al servizio di […]
Giuseppe Nastasi, titolare di fatto di Dominus, il consorzio che ha lavorato “esclusivamente” con Nolostand, societa’ controllata di Fiera Milano, fatturando in tre anni “oltre 20 milioni di euro”, “ha volontariamente agito con la finalita’ di agevolare la Mafia”, prendendo pure in considerazione “la possibilita’ di porre tale attivita’ a disposizione ed al servizio di un soggetto del calibro mafioso di Matteo Messina Denaro”. E’ un passaggio delle motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 3 febbraio, il gup di Milano Alessandra Dal Corvo ha condannato Nastasi a 8 anni e 10 mesi di carcere nel processo con rito abbreviato sul caso delle presunte infiltrazioni mafiose nella societa’ fieristica. Per il giudice, che ha anche emesso altre 8 condanne – tra cui i 3 anni e 8 mesi a Calogero Nastasi, padre e presunto prestanome di Giuseppe – e ha ratificato un patteggiamento, il titolare di fatto del consorzio avrebbe manifestato “particolare abilita’ (…) nel creare un meccanismo illecito sofisticato” che ha consentito da un lato “l’accumulo di ingente ricchezza” e dall’altro di finanziare “la cosca mafiosa di Pietraperzia”. Inoltre, scrive ancora il gup, si tratta di una persona “di elevata pericolosita’ sociale in quanto ideatore e promotore di un sodalizio criminoso strutturato per operare in modo duraturo, programmato e continuato attraverso condotte di evasione fiscale e di riciclaggio e con una palesata capacita’ di infiltrazione nella realta’ imprenditoriale lombarda”, negli appalti legati a Fiera Milano ed anche in occasione di Expo. Stando all’inchiesta del pm della Dda di Milano Paolo Storari, infatti, Nastasi con il suo consorzio Dominus nel giro di due anni, tra il 2013 e il 2015, si sarebbe accaparrato quasi 20 milioni di lavori in Fiera Milano e con un “sistema” di societa’ “cartiere”, produttrici di fatture false, avrebbe creato “fondi neri” finiti in parte anche nelle tasche di esponenti di Cosa Nostra. Una vicenda che, tra l’altro, ha portato nei mesi scorsi prima al commissariamento da parte della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano di Nolostand e poi anche all’amministrazione giudiziaria del settore allestimento stand della stessa Fiera. Commissariamento che e’ stato poi ampliato, sempre su decisione dei giudici, ad altri settori del gruppo, anche se e’ stata respinta la richiesta di amministrazione giudiziaria ‘totale’ che era stata formulata dalla Dda, guidata da Ilda Boccassini, anche sulla base di un nuovo filone su presunte tangenti pagate da alcune imprese per lavorare. Il pm Storari nella requisitoria aveva anche depositato alcuni atti per dimostrare come Nastasi e il suo ex ‘braccio destro’ Liborio Pace (imputato nel processo ordinario ancora in corso) – arrestati lo scorso luglio assieme ad altre 9 persone – avrebbero avuto un atteggiamento da “intranei” all’entourage del ‘capo dei capi’ Messina Denaro. Il gup con la sentenza ha anche riconosciuto a Fiera Milano e Nolostand, rappresentate dal legale Enrico Giarda, e al Comune di Milano, rappresentato dall’avvocato Maria Rosa Sala, risarcimenti come parti civili da quantificare in relazione al reato principale di associazione per delinquere aggravata dalla finalita’ mafiosa. I riflessi giudiziari che la vicenda ha avuto sulla stampa, infatti, scrive il giudice, “si traducono in un evidente disincentivo agli investimenti, essendo fatto notorio che la presenza di infiltrazioni mafiose in seno al settore degli appalti compromette la liberta’ e l’autonomia imprenditoriale e vanifica i criteri della libera concorrenza”.

