Mafia, la metà dei beni confiscati in Sicilia è inutilizzata: ad Agrigento sono 441

Redazione

Mafia, la metà dei beni confiscati in Sicilia è inutilizzata: ad Agrigento sono 441
| Pubblicato il mercoledì 17 Febbraio 2021

Mafia, la metà dei beni confiscati in Sicilia è inutilizzata: ad Agrigento sono 441

Ad Agrigento ci sono 441 beni e 84 aziende confiscate alla mafia
di Redazione
Pubblicato il Feb 17, 2021

In Sicilia ammonta a 5644 il totale complessivo degli immobili in gestione all’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati. Di questi 3871 risultano gia’ confiscati in via definitiva: il maggior numero e’ concentrato a Palermo (1978), seguito da Trapani (1370), Messina (699), Caltanissetta (668), Agrigento (441), Catania (275), Enna (114), Siracusa (91) e Ragusa. I dati, aggiornati al 20 gennaio 2020, sono contenuti nella relazione sui Beni sequestrati e confiscati alla criminalita’ mafiosa in Sicilia illustrata, nel corso di una videoconferenza, dalla Commissione antimafia della Assemblea Regionale Siciliana, presieduta da Claudio Fava. Sono 2692, invece, gli immobili destinati negli ultimi 5 anni: 2473 trasferiti al patrimonio degli enti locali e 219 a quello dello Stato. 

Ma e’ proprio tra la destinazione e l’effettiva utilizzazione del bene che “si determina spesso un gap preoccupante” si sottolinea nel documento. L’attivita’ di monitoraggio effettuata dall’Agenzia (al 31 dicembre 2019) su 2.637 unita’ in Italia mostra che per il 46,76% dei beni assegnati non e’ ancora stata avviata la necessaria opera di rifunzionalizzazione. “Un dato che in Sicilia e’ ancora piu’ preoccupante, riguardando il 50,59% dei beni destinati – si legge ancora nella relazione -. La stessa preoccupante immagine viene confermata dalle informazioni trasmesse dall’Agenzia a questa Commissione sullo stato della gestione dei beni immobili sottoposti a misura ablatoria in Sicilia. Sebbene si assista ad un lieve calo dei cespiti attualmente gestiti dall’Agenzia, si conferma l’alto numero di quelli potenzialmente destinabili in quanto soggetti a confisca definitiva, che continua ad aggirarsi intorno al 68%”. Anche i dati specificamente riferiti ai provvedimenti di destinazione adottati negli ultimi cinque anni ribadiscono quanto gia’ osservato: “Nell’Isola oltre il 91% degli immobili confiscati e’ stato trasferito al patrimonio degli enti locali, mentre la parte rimanente e’ mantenuta al patrimonio dello Stato”.

Sono 780 in Sicilia le aziende sotto il controllo dall’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati. Di queste, solo 137 sono in confisca definitiva mentre 643 sono quelle ancora in fase giudiziaria. Il maggior numero e’ concentrato nella citta’ di Palermo (326), seguita da Trapani (126), Catania (120), Agrigento (84), Messina (57), Caltanissetta (46), Enna (10), Siragusa (7) e Ragusa (4). I dati, aggiornati al 20 gennaio 2020, sono contenuti nella relazione sui Beni sequestrati e confiscati alla criminalita’ mafiosa in Sicilia illustrata, nel corso di una videoconferenza, dalla Commissione antimafia della Assemblea Regionale Siciliana, presieduta da Claudio Fava. E’ una fotografia, quella che emerge dallo studio, che delinea un “trend drammatico” caratterizzato da “un altissimo tasso di mortalita’ delle aziende confiscate e la perdita di centinaia di posti di lavoro”, non solo in Sicilia ma anche nel resto del Paese. Per quanto riguarda le aziende stanziate nel territorio siciliano, infatti, “dalle informazioni recentemente trasmesse a questa Commissione dall’Agenzia – si legge nella relazione -, si evince che delle 459 imprese per cui e’ stato portato a compimento l’iter gestorio, solo 11 non sono state destinate alla liquidazione. Una sorte altrettanto infausta e’ destinata anche alle aziende attualmente in gestione, delle quali solo 39 su un totale di 780 risultano essere attive”. “A voler ricomporre il quadro tracciato dai dati appena descritti, e’ possibile trarre alcune indicazioni molto chiare”, e’ la conclusione. “Gli strumenti ablatori del sequestro e della conseguente confisca per mafia – afferma la relazione – trovano ancora oggi un alto numero di applicazioni: un’enorme quantita’ di beni che potrebbero essere fattivamente restituiti alla collettivita’ solo tramite un intervento dello Stato improntato alla massima efficienza ed efficacia. Finalita’ che, attualmente, non risulta per nulla soddisfatta”.

di Redazione
Pubblicato il Feb 17, 2021


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