Mafia, omicidio Agostino: “Ombre dei servizi segreti già nel 1993”

Redazione

| Pubblicato il mercoledì 06 Ottobre 2021

Mafia, omicidio Agostino: “Ombre dei servizi segreti già nel 1993”

E' quanto emerge dalle deposizioni di Nunzia e di Flora Agostino, sorelle del poliziotto ucciso
di Redazione
Pubblicato il Ott 6, 2021

L’ombra lunga dei Servizi (deviati) e i depistaggi alle indagini, le “missioni” sotto copertura: aveva “intuito” tutto questo Carlo Palermo, ex pm antimafia nel gennaio 1993, legale di Annunziata Agostino, la sorella dell’agente di polizia ucciso assieme alla moglie Ida Castelluccio, il 5 agosto 1989. Una “intuizione” messa per iscritto nel gennaio 1993, con la quale si opponeva dinanzi al gip di Palermo, alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura della Repubblica. E’ quanto emerge dalle deposizioni di Nunzia e di Flora Agostino, sorelle di Nino, al processo che si celebra con il rito ordinario nei confronti di Gaetano Scotto, accusato del duplice omicidio aggravato e di Francesco Paolo Rizzuto, accusato di favoreggiamento, dinanzi alla Corte di assise presieduta da Sergio Gulotta, Monica Sammartino e’ la giudice a latere.

Quale fu il risultato alla memoria di Carlo Palermo? “Ci fu la reazione – ha detto ieri Nunzia Agostino – del legale che in quel periodo assisteva i miei genitori, l’avvocato Vincenzo Gervasi che disse a mio padre di riferirmi che dovevo revocare il mandato difensivo all’avvocato Palermo perche’ – ha proseguito in nessun modo dovevano essere coinvolti i servizi segreti nell’omicidio di mio fratello. Aggiunse pure, mi disse mio padre, che se io avessi continuato con questa pista con l’avvocato Palermo a mio fratello – ha continuato – gli avrebbero accollato l’omicidio del piccolo Claudio Domino”. Nella memoria dell’avvocato Palermo, ex pm antimafia sfuggito ad un attentato (a Pizzolungo), ci sono i dirigenti diretti di Nino Agostino, che in realta’ (ma questo e’ emerso successivamente, ndr) era un cacciatore di latitanti per conto del Sisde, alcuni riferimenti al fallito attentato all’Addaura nei confronti di Giovanni Falcone, le “missioni per naschiare (indagare, ndr) a Trapani”, dove esisteva una struttura dei Servizi. “La uccisione dell’ag. Agostino – si legge nella memoria prodotta dal legale di parte civile, Fabio Repici – dovrebbe essere stata evidentemente determinata dal fatto che, nell’ipotesi in cui il medesimo sia potuto effettivamente venire a conoscenza di qualche particolare o nome, nei rapporti ‘disposti’ dal suo dirigente, e considerate le sue note conoscenze sugli esplosivi, che gli avrebbero potuto far capire (e probabilmente manifestare) che i candelotti rinvenuti all’Addaura erano stati posti sugli scogli, da terra (e quindi con possibili complicita’ ‘interne’) e, proprio dalle altre risultanze oggi addotte, emergerebbe proprio la presenza a terra del suo possibile killer nella preparazione dell’attentato all’Addaura, la sua permanenza in vita avrebbe potuto consentire di far accertare i responsabili dell’attentato”.

“Peraltro – e’ scritto nella nota che Palermo trasmise anche alla Procura il 4 gennaio ’93 – il fatto che tale killer, quello riconosciuto, avrebbe probabilmente preso parte all’attentato all’Addaura (con una lunghissima preparazione) contro Giovanni Falcone, alla eliminazione dell’agente Agostino (che avrebbe potuto smascherarlo) ed all’attentato di Capaci (ove pure paiono intuibili eventuali presenze di “talpe”, per gli analoghi cambiamenti di programmi: nel giorno e nell’orario, l’utilizzazione di aereo noleggiato dai Servizi, ecc); cio’ evidenzierebbe un suo radicato, negli anni, collegamento con le cosche mafiose e con eventuali rapporti deviati”. Il processo e’ stato rinviato al prossimo 12 ottobre. (AGI)

di Redazione
Pubblicato il Ott 6, 2021


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