Mafia, ricordato Alberto Giacomelli: il magistrato ucciso su ordine di Totò Riina
Toto' Riina e' stato condannato in via definitiva all'ergastolo come mandante dell'omicidio. Gli esecutori materiali restano tuttora sconosciuti
L’Anm ricorda Alberto Giacomelli, magistrato ucciso il 14 settembre 1988 a colpi d’arma da fuoco mentre percorreva la provinciale che da Locogrande conduce a Trapani, a bordo della propria auto. Due settimane dopo, il 28 settembre, avrebbe compiuto 69 anni; era in pensione da circa sedici mesi. Per anni il delitto resto’ senza un movente accertato. Solo le rivelazioni successive di un collaboratore di giustizia permisero di ricostruire la verita’: Giacomelli, come presidente della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani, aveva confiscato a meta’ degli anni Ottanta, nel gennaio del 1985, un’abitazione riconducibile a Gaetano Riina, fratello di Toto’ Riina, applicando la legge Rognoni La Torre. Toto’ Riina e’ stato condannato in via definitiva all’ergastolo come mandante dell’omicidio. Gli esecutori materiali restano tuttora sconosciuti. Laureato in giurisprudenza, Giacomelli era entrato in magistratura nel 1946. Era stato destinato alla Procura della Repubblica di Trapani, dove era rimasto come sostituto procuratore fino al 1971, salvo brevi periodi come pretore a Calatafimi e a Trapani. Era poi passato al Tribunale di Trapani, dove aveva esercitato funzioni di giudice fino al 1978, anno in cui era diventato presidente di sezione, incarico ricoperto fino al pensionamento. La giornalista Serena Verrecchia ha scritto: “Il giudice Giacomelli era un uomo che non si aspettava di morire, un magistrato che non aveva sfidato a volto aperto Cosa nostra, ma un servitore dello Stato che quando il destino lo aveva posto dinanzi ad una prova di coraggio non si era tirato indietro. Non aveva badato ai nomi, Alberto Giacomelli. Aveva compiuto il suo dovere quando era stato chiamato a farlo e per questo fu ammazzato”.




