Mafia, rigettata applicazione sorveglianza speciale per Raffaele Fragapane
La Procura chiedeva l'obbligo di soggiorno per la durata di due anni e due mesi
La prima sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, presieduta dal giudice Ettorina Contino con a latere Vincenzo Liotta ed Erika Di Carlo, ha rigettato la richiesta di applicazione della misura di sorveglianza speciale – con obbligo di soggiorno per la durata di due anni e due mesi – nei confronti di Raffaele Salvatore Fragapane, 44 anni di Santa Elisabetta. La richiesta era stata avanzata dalla Procura di Palermo alla luce di una presunta pericolosità criminale di Fragapane, difeso dall’avvocato Giuseppe Barba, e dei precedenti penali e giudiziari a suo carico.
Raffaele Fragapane è stato coinvolto nella maxi inchiesta antimafia Montagna nel 2018, operazione che ha portato alla luce la scalata al vertice dell’omonimo mandamento del cugino Francesco. In primo grado era stato condannato a dieci anni e otto mesi quale appartenente alla famiglia mafiosa di Santa Elisabetta (assolto dal reato di tentata estorsione) ma il verdetto è stato poi ribaltato in Appello ottenendo un’assoluzione “per non aver commesso il fatto”. Nel 2020 è stato condannato a quattro anni e quattro mesi di reclusione per la maxi rapina da 50 mila euro messa a segno alla Banca popolare S.Angelo di Raffadali.
Per i giudici della sezione misure di prevenzione la circostanza dei reati commessi tra il 2016 ed il 2020 non “consente di ritenere che il medesimo viva abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose.”
Per quanto riguarda l’eventuale appartenenza mafiosa (esclusa dalla sentenza della Corte di Appello nel processo Montagna) o i rapporti con soggetti indiziati di esserlo i giudici scrivono: “Il compenso probatorio a carico dell’imputato era costituito esclusivamente dalla partecipazione ad un incontro e che quella presenza fosse stata casuale e sicuramente – come risulta dalle stesse intercettazioni riportate nelle motivazioni di primo grado – non affatto gradita, anzi decisamente mal sopportata da parte degli altri intervenienti.”
Infine il tribunale, nel rigettare la richiesta avanzata dalla Procura, evidenziano che il Fragapane già nel 2007 era stato accusato di associazione mafiosa ma condannato “soltanto per favoreggiamento in assenza di prove di qualsivoglia coinvolgimento attivo, penalmente significativo”.