Operazione Alastra, “San Mauro come Corleone”: 11 fermi (foto e video)

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Operazione Alastra, “San Mauro come Corleone”: 11 fermi (foto e video)

di Redazione
Pubblicato il Giu 30, 2020
Operazione Alastra, “San Mauro come Corleone”: 11 fermi (foto e video)

Estorsioni a tappeto e controllo capillare delle attività economiche nella zona. Questo ha messo in luce l’operazione Alastra dei carabinieri, condotta da un pool di magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca. Gli uomini del clan di San Mauro Castelverde all’indomani dell’operazione “Black Cat” del 2016, avevano serrato le fila e continuato ad imporre il proprio potere. Numerose le estorsioni ai danni dei commercianti locali documentate dai militari, così come l’organizzazione di una efficientissima rete di comunicazione necessaria agli storici capi mafia detenuti per mantenere il comando e continuare a strangolare imprese e società civile.

I fermati. Domenico Farinella, detto Mico, 60 anni; il figlio Giuseppe, 27 anni; Gioacchino Spinnato, detto Iachino, 68 anni di Tusa (Messina); Giuseppe Farinella, 27 anni; Giuseppe Scialabba, 35 anni; Francesco Rizzuto, 51 anni; Mario Venturella, 57 anni; Antonio Alberti, 46 anni; Rosolino Anzalone, 56 anni; Vincenzo Cintura, 47 anni; Pietro Ippolito, 60 anni; Giuseppe Antonio Di Maggio, 63 anni.



Le indagini hanno consentito di evidenziare il ruolo ricoperto da Giuseppe Farinella, figlio di Domenico Farinella, boss di Cosa nostra all’epoca detenuto a Voghera (Pv) in regime di alta sicurezza che continuava a comandare dal carcere. Nonostante la giovane età, il figlio ha avuto il compito di coordinare gli altri affiliati, cooperando con uno storico mafioso di Tusa (Me), Gioacchino Spinnato, che ha gestito i contatti con gli uomini d’onore degli altri mandamenti, fra i quali Filippo Salvatore Bisconti, boss di Belmonte Mezzagno ora collaboratore di giustizia.


Operazione antimafia Alastra, 11 arresti

Il nonno Giuseppe morto in carcere nel 2017, il figlio Domenico che dal carcere era appena uscito nel 2020 dopo una lunga detenzione e il nipote Giuseppe che ha gestito le sorti del mandamento tra le province di Palermo e Messina. Le persone fermate nell’operazione Alastra sono accusate a vario titolo di associazione mafiosa estorsione, trasferimento fraudolento di beni, corruzione, atti persecutori, furto aggravato e danneggiamento in Sicilia, Lombardia e Veneto.

Grazie all’attività di indagine e alla fondamentale collaborazione degli imprenditori vessati, sono state ricostruite 11 estorsioni, 5 consumate e 6 tentate. Alle vittime era imposto di pagare il pizzo o di acquistare forniture di carne da una macelleria di Finale di Pollina gestita da Giuseppe Scialabba, braccio destro di Giuseppe Farinella. I tentacoli del mandamento si erano allungati anche sull’organizzazione dell’Oktoberfest del 2018 a Finale di Pollina, quando, per impedire la partecipazione alla sagra di un commerciante che non si era piegato alle imposizioni del clan, gli indagati non avevano esitato a devastargli lo stand.

Le indagini hanno consentito di evidenziare anche la gestione diretta di attività di impresa che, fittiziamente intestate a soggetti incensurati, erano nei fatti amministrate dagli indagati. Per cercare di non avere problemi con la giustizia Giuseppe Farinella e Giuseppe Scialabba avrebbero intestato a prestanome un centro scommesse di Palermo e una sanitaria di Finale di Pollina, sottoposti a sequestro, del valore di un milione di euro.


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