Agrigento

Danno d’immagine per lo Stato: l’ex assistente parlamentare Nicosia condannato a risarcire 15mila euro

Il saccense è stato condannato in sede penale a 16 anni di reclusione per aver agevolato la mafia

Pubblicato 55 minuti fa

La Corte dei Conti – Sezione Giurisdizionale per la Regione Siciliana ha condannato l’ex assistente parlamentare Antonello Nicosia al pagamento di 15.000 euro in favore della Presidenza del Consiglio dei Ministri per danno all’immagine arrecato allo Stato.

La vicenda trae origine dal giudicato penale irrevocabile che ha accertato la colpevolezza di Nicosia per il reato di associazione mafiosa ed autocertificazione mendace: già condannato per aver fatto parte dell’associazione Cosa Nostra e per aver intrattenuto stabili rapporti con esponenti di spicco delle famiglie mafiose del territorio agrigentino e trapanese, aveva stipulato tra il gennaio e il maggio del 2019 un contratto di collaborazione professionale con una deputata della Repubblica.

L’istruttoria condotta dalla Procura contabile e recepita dai giudici ha messo in luce come tale rapporto contrattuale, sebbene formalmente incentrato sullo studio delle condizioni carcerarie e privo di un reale compenso economico significativo, sia stato in realtà utilizzato come strumento per agevolare l’organizzazione criminale. Attraverso la facoltà di accompagnare la parlamentare nelle visite ispettive all’interno degli istituti di pena italiani, Nicosia ha potuto fare ingresso nelle strutture carcerarie, interloquire con esponenti mafiosi detenuti anche in regime di carcere duro, monitorare l’eventuale avvio di percorsi di collaborazione con la giustizia e veicolare messaggi da e per l’esterno.

In sede di giudizio contabile, la difesa del convenuto ha sostenuto l’inammissibilità dell’azione richiamando la sua natura di mero collaboratore privato della deputata e non di dipendente pubblico o assistente parlamentare in senso stretto, oltre a contestare la risarcibilità del danno all’immagine per reati diversi da quelli specificamente commessi contro la pubblica amministrazione.

I giudici hanno ribadito che la giurisdizione contabile sussiste in presenza di un concreto rapporto di servizio, inteso come inserimento, anche temporaneo o di fatto, nell’apparato organizzativo pubblico. Nel caso di Nicosia, l’aver sfruttato le prerogative connesse al mandato parlamentare per scopi contrari ai doveri d’ufficio ha configurato una palese deviazione dalle funzioni pubbliche a favore di interessi mafiosi. A determinare la procedibilità dell’azione è stato anche il recente e vincolante principio di diritto espresso dalle Sezioni Riunite della Corte dei Conti con la sentenza n. 3/2026/QM, le quali hanno chiarito che il danno all’immagine è azionabile anche a seguito di condanne per delitti diversi da quelli contro la P.A., qualora dalla condotta derivi un grave discredito dell’istituzione.

Nel quantificare la condanna in 15.000 euro, rispetto ai 50.000 euro richiesti dalla Procura, la Sezione ha ridimensionato la somma considerando che gli episodi contestati legati alla qualifica di collaboratore si sono concentrati in un arco temporale circoscritto nel 2019 e che il clamore mediatico documentato è risultato prevalentemente di ambito locale. Per via dell’assoluta novità della questione di diritto affrontata dalle Sezioni Riunite, la Corte ha disposto la totale compensazione delle spese di giudizio tra le parti.

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