Agrigento

Tutto da rifare tra Pd e Scissionisti: intervista al segretario PD Giuseppe Zambito

La mappa del Pd in provincia e in Sicilia  dopo la scissione. Come in tutti i divorzi ci sono “figli” di mezzo e beni di ogni genere. Una sofferta separazione ma non nuova alla sinistra politica. “Parlando di persone che hanno condiviso esperienze sia di vita, sia politiche, sicuramente è un momento difficile. Credo che […]

Pubblicato 9 anni fa

La mappa del Pd in provincia e in Sicilia  dopo la scissione. Come in tutti i divorzi ci sono “figli” di mezzo e beni di ogni genere. Una sofferta separazione ma non nuova alla sinistra politica.

“Parlando di persone che hanno condiviso esperienze sia di vita, sia politiche, sicuramente è un momento difficile. Credo che ognuno abbia scelto sulla base di proprie motivazioni e sicuramente con una spinta che ha ancora il carattere della passione politica, pertanto tutte le posizioni meritano rispetto. Il dibattito di questi mesi si è articolato proprio su come immaginare una nuova sinistra, vedremo tra qualche tempo chi ha ragione”. 

L’esigua lista dei deputati siciliani scissionisti si è accresciuta o si è ancora dimezzata?

“Non ho fatto la conta! E’ evidente che c’è una maggioranza che ha deciso di continuare l’esperienza del Partito democratico. Il progetto rimane nella sua interezza, anche se alcune correzioni sono necessarie”.

E’ il caso di dire “liberi tutti” o meglio ancora liberisti tutti?

“Io preferisco pensare che c’è ancora nella politica quella umanità necessaria che si impegni a cambiare in meglio le cose. Non sono innamorato degli slogan e non mi fa paura una sinistra capace di recepire nuovi linguaggi se riesce a salvaguardare la sua anima sociale e progressista”. 

Un “qualcosa di sinistra” chi lo dirà in Sicilia? E che ne sarà del famoso e promesso “lanciafiamme” di Renzi? E che ne sarà dell’eredità di sangue e di lotte siciliane? Davvero nessun rimorso nel ricordarle? Soprattutto da parte degli impiegati del Pd rimasti, perchè  fuori non saprebbero cosa fare. Col dovuto rispetto al “fattore umano”, per esempio, per il Centro Pasolini di Agrigento  bisognerà strapparsi “le carni”.

“Sinceramente non comprendo l’accostamento del centro Pasolini in un dibattito politico. Anche perché è una realtà culturale che ha guadagnato, con le tante attività promosse,  un suo meritato spazio nella città. Pertanto qualsiasi sia il destino del Pd non credo che qualcuno si strapperà le carni”. 

Per l’appunto, nel Centro Pasolini l’altro giorno si è presentato il libro sul compagno partigiano  Gildo Moncada. La sede la trovo contraddittoria e inadeguata dopo la scissione a meno che non sia l’ultimo doveroso “guizzo” programmato che ha fatto felici i partecipanti. Felici e illusi  fino a quanto?

“Il bellissimo libro di Raimondo Moncada racconta di una storia, quella di Gildo, che appartiene a tutti, averlo presentato in un centro culturale non credo abbia nessuna attinenza politica. Forse è il caso di uscire da queste deduzioni che non hanno riscontro nella realtà. La storia è andata avanti e credo che il sistema partito collegato a strutture di varia natura non esista da tempo”

Appunto per questo on sarebbe peregrina la previsione di una sinistra marmellata simile a quella, molto siciliana, che non è riuscita in questi ultimi anni a darsi una identità. Lei ha qualche suggerimento?

Abbiamo dimostrato di essere un partito che sa discutere al proprio interno e anche dei propri errori (anche troppo per la verità!); credo sia assolutamente vero che in Sicilia, in questi anni, non abbiamo espresso le migliori energie e non siamo riusciti a proporre un chiaro progetto politico. Faremo sicuramente tesoro di questa esperienza e troveremo il modo per superarla partendo dalla consapevolezza di ciò che non ha funzionato”. 

A proposito, “il Sud è nostro” – diceva Renzi e qualcuno gli ribatteva “e poi che te ne fai”? Il “lanciafiamme” è uno stimolo a far meglio o un avvertimento sinistro (al maschile).

“Non tutte le metafore riescono bene. Il Sud è di tutti! Una risorsa per l’Europa! Purtroppo da troppi anni abbiamo preso coscienza dei problemi senza riuscire a dare soluzioni strutturali. Di certo c’è una Sicilia migliore da come spesso viene rappresentata, bisogna partire dalle tante belle esperienze diffuse. Uscire dall’approssimazione e programmare davvero con coraggio il futuro. Gli ingredienti ci sono tutti”. 

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