Giudiziaria

“Violenza privata all’avvocato Picone”, 5 mesi di reclusione alla “Iena” Gaetano Pecoraro 

Cinque mesi di reclusione al noto inviato delle "Iene" per il reato di violenza privata a danno dell’avvocato Francesca Picone

Pubblicato 1 mese fa

Il giudice monocratico del tribunale di Agrigento, Rossella Ferraro, ha disposto la condanna a cinque mesi di reclusione nei confronti dell’inviato del noto programma televisivo “Le Iene” Gaetano Pecoraro per il reato di violenza privata a danno dell’avvocato Francesca Picone. I fatti risalgono al 2018 e riguardano il terzo servizio televisivo realizzato da Mediaset e mandato in onda dal noto programma televisivo “Le Iene” nel febbraio 2016 e relativo al procedimento penale che vedeva imputata l’avvocato Francesca Picone. Dopo l’assoluzione dal reato di estorsione ad opera della Corte di Appello di Palermo e il successivo annullamento del residuo reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, ad opera della II sez. penale della Corte Suprema di Cassazione, oggi arriva la condanna per l’inviato delle Iene. Lo Stesso dopo essersi nascosto nei pressi dell’abitazione dell’Avv. Picone,  l’aveva costretta a subire contro il suo volere videoriprese e insistenti domande. Inoltre frapponendosi fra lo sportello dell’avvocato Picone che era salita in macchina ne impediva la libertà di movimento. 

L’avvocato Angelo Farruggia, che ha rappresentato la collega Picone, commenta così la notizia: “Dopo due diverse ordinanze del Tribunale Civile di Agrigento che avevano disposto il divieto di pubblicazione e la rimozione dai profili social dell’emittente televisiva, in quanto diffamatori i tre servizi televisivi realizzati dalla redazione delle Iene e mandati in onda nel dicembre 2016 e febbraio 2018 oggi, dopo la cancellazione ad opera della Corte di Cassazione di ogni accusa penale a carico dell’Avv. Picone, arriva la condanna di chi, nonostante i reiterati inviti alla prudenza, con spavalderia non ha esitato a comminare condanne mediatiche irrevocabili con ciò interferendo nel procedimento penale in corso.” L’avvocato Farruggia aggiunge “che il precedente assume rilievo nel panorama della giurisprudenza nazionale poiché vale a definire meglio i confini del bilanciamento tra il diritto all’informazione e alla cronaca giudiziaria e la libertà di autodeterminarsi dell’individuo.”

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