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Pirandello da Stoccolma a Pechino rinnova il “sogno” di Enzo Lauretta

Intervista di Diego Romeo a Mario Gaziano direttore del Pirandello stable festival

Pubblicato 4 settimane fa

Prof. Gaziano col tuo gruppo artistico hai portato le “Parole” di Pirandello nel mondo.  E mi sembra anche un modo eccellente per rinnovare il “sogno” di Enzo Lauretta che nei primi anni di fondazione del suo Centro studi pirandelliani favorì gli scambi teatrali. Vorrei ricordare “La giara” che portò nei teatri della Cecoslovacchia con il “Piccolo teatro pirandelliano” e “Il berretto a sonagli” che il teatro ungherese mise in scena ad Agrigento. Adesso con  quali modalità specifiche e come è nata  questa tua idea che dimostra anche come Agrigento abbia in sè le capacità culturali di proporsi?

“L’idea di portare Pirandello nel mondo inizia nel 2016 quando  ho avuto modo di contattare l’Istituto italiano di cultura di La Valletta-Malta. Dopo una lunga conversazione di presentazione della proposta e con un successivo incontro sempre nel 2016,il direttore Salvatore Schirmo, uomo di grande sensibilità culturale, ci invitò a rappresentare “Pirandello e Malta: Punti di contatto”. Poi ci invitò nel febbraio 2017 anno del 150.mo anniversario della nascita del nostro Premio Nobel”.

Ma i “punti di contatto” di Pirandello con Malta come li avete esplicitati?

“Pirandello scrive molto di Malta sia ne I vecchi e i giovani sia nelle Lettere ai familiari, con una precisa storica ragione perchè il nonno materno di Pirandello Giovanni Ricci Gramitto, giovane avvocato garibaldino, fu mandato in esilio a Malta dal regime borbonico, contro il quale tramava atti rivoluzionari”.

Ma il giovane avvocato ritornò poi in Sicilia in seguito alla amnistia borbonica?

“Purtroppo no. Egli fu tra i pochi ad essere interdetto da  quel beneficio e restò a Malta dove morì a quarantasei anni a causa del colera contratto dai mercanti tunisini che in quell’isola del Mediterraneo praticavano le loro attività commerciali”.

Pirandello come apprende questi particolari della permanenza del nonno materno nell’isola di Malta?

“In realtà fu la madre, Caterina Ricci Gramitto, a parlagliene con  tanta malinconia e profondo rimpianto. Lei ragazzina, aveva sette anni quando la famiglia seguì su una goletta lo sfortunato padre. Ma i ricordi erano vivissimi, oltre che di dolore anche della fascinazione che provò nel vivere adolescente, in quell’isola”.

Si hanno ancora delle testimonianze  a Malta della presenza di Giovanni Ricci Gramitto?

“Sì. Egli riposa nella chiesa di Santa  Barbara a Curcula, alla periferia di La Valletta. Lì,  io e i miei artisti di quella spedizione (Maria Grazia Castellana, Giugiù Gramaglia, Dario Costantino, Antonio Zarcone e Andrea Cassaro) siamo stati nel convento e abbiamo depositato un omaggio floreale”.

Come avete presentato Pirandello al pubblico di Malta?

“Con la nostra formula vincente tra video (in inglese) recitazioni in italiano (con mia introduzione tramite l’interprete prof. Dario Costatino) e canti pirandelliani di Antonio Zarcone che io avevo appositamente scritto”.

Dal pubblico di Malta che ha partecipato  quale riscontro avete registrato?

“Ricordo che la bellissima sala dell’Istituto Italiano di Cultura  era stracolma di appassionati di cultura italiana. Tra gli altri l’Ambasciatore, l’addetto culturale dell’ambasciata dott. Marino e il componente per Malta dell’Accademia della Crusca”.

Con quale esito finale?

“Il direttore dott. Schirmo dopo qualche giorno mi mandò questo messaggio: “Desidero ringraziarLa per la bella manifestazione pirandelliana presentata nel nostro Istituto. Le parole non sono sufficienti a tradurre l’entusiasmo, l’emozione e il successo che avete procurato nel numeroso pubblico presente”. Questo felice esito ci fece conoscere all’estero  tanto che la settimana successiva ci pervenne un invito dall’Istituto italiano di cultura di Pechino”.

Un  modo nuovo  dunque di proporre e diffondere Pirandello nel mondo.

“Si, proprio così.”

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