Politica

Corte dei Conti, la gestione della crisi idrica in Sicilia è peggiorata negli ultimi 25 anni

Un documento di 343 pagine, un fitto e capillare dossier che individua i principali profili di criticità.

Pubblicato 3 mesi fa

La gestione del sistema idrico della Sicilia è peggiorata negli ultimi 25 anni. E’ quanto emerge dall’attività istruttoria della Sezione di controllo della Corte dei Conti per la Regione siciliana, che ha deliberato l’approvazione del referto sulla gestione dello stato di emergenza in relazione alla situazione di grave deficit idrico ed alla criticità delle infrastrutture nel territorio dell’isola.

Un documento di 343 pagine, un fitto e capillare dossier che individua i principali profili di criticità. “Dal complesso svolgimento delle attività istruttorie, contraddistinte dall’acquisizione di una rilevante mole di informazioni documentali (a matrice amministrativa, finanziaria e tecnica), e dagli esiti altrettanto complessi ed articolati del contraddittorio espletato con le Autorità e gli Enti che partecipano e intervengono con varie competenze della programmazione, dell’indirizzo e del coordinamento, e della gestione degli interventi nell’ambito del ciclo idrico integrato, emergono molteplici priorità a rilevanza strategica, per il superamento dei nodi strutturali che hanno generato gravi inefficienze e diseconomicità di sistema, risalenti nel tempo”, scrivono i giudici contabili.

“Premesso – aggiungono i magistrati – che la funzione caratterizzante il controllo di gestione consiste nella individuazione dei profili di sistema e di attività amministrativo-contabile da ricondurre ad economicità, efficacia ed efficienza con raccomandazioni sollecitatorie di interventi (anche di natura urgente) e di misure correttive, tutte le gravi criticità di sistema individuate nello svolgimento dell’istruttoria, analiticamente e puntualmente descritte per il contraddittorio, sono state integralmente confermate all’esito del confronto con tutte le amministrazioni, senza alcun superamento neppure parziale, poiché gli stessi Enti, Autorità ed Uffici dotati di competenza programmatoria e gestionale (con particolare riferimento alla Presidenza della Regione siciliana, al DAR, all’Ufficio della Protezione civile della Regione siciliana ed all’Assessorato all’Agricoltura, che hanno fattivamente partecipato a tutte le fasi e le attività del referto, in esatto e corretto adempimento dei doveri di leale cooperazione amministrativa ed istituzionale) hanno pacificamente ed unanimemente riconosciuto la sussistenza di cause d’inefficienza gestionale e strutturale, sulle quali intervenire con urgenza ed immediatezza ed in ogni caso nel breve-medio periodo, al fine di recuperare l’economicità complessiva del sistema di gestione e l’ottimizzazione nell’utilizzazione delle risorse idriche disponibili, rimuovendo ed eliminando i fattori ostativi all’efficienza nell’assetto complessivo dell’approvvigionamento primario e del ciclo idrico integrato”.

Al termine dell’articolata istruttoria “durata oltre un anno e del complesso contraddittorio che ha coinvolto tutti gli Enti e le Autorità titolari di competenze strategiche nella programmazione e nella gestione del ciclo idrico integrato – proseguono i giudici contabili -, la Sezione ritiene di avere conseguito risultati d’accertamento alquanto utili, significativi ed emblematici delle urgenze, dei ritardi e degli inadempimenti amministrativi, i quali confluiscono in un primo completo quadro informativo e ricognitivo delle gravi e risalenti criticità strutturali che affliggono i bisogni primari dell’approvvigionamento idrico in Sicilia, distribuiti tra gli usi civile/potabile, irriguo/agricolo ed industriale”.

“Il presente referto – sottolineano – assume, dunque, una particolare e specifica rilevanza per le Comunità territoriali, poiché è suffragato da esiti conseguiti con certezza e chiarezza documentale, da assoggettare ai successivi follow up, sui profili di rilevanza strategica che richiedono interventi correttivi e d’approfondimento normativo oltre che gestionale e tecnico-amministrativo, da valutare anche con riferimento alla ragionevole e corretta applicazione della disciplina statale e regionale, vigente nella materia della programmazione dell’approvvigionamento e della gestione del ciclo integrato dei rifiuti”.

Anche perchè, evidenziano i magistrati, facendo riferimento all’attività svolta in passato dal generale Roberto Jucci, commissario straordinario per l’emergenza idrica, “è palese, allo stato degli atti, che su tutte le situazioni di grave inefficienza gestionale già accertate e segnalate dal generale Jucci nella relazione conclusiva del 2000, nessun significativo stato e/o livello di miglioramento qualitativo nella gestione dell’approvvigionamento primario e del ciclo idrico integrato risulta conseguito nelle successive gestioni emergenziali e neppure nella concorrente gestione amministrativa ordinaria, registrandosi – in senso contrario – altrettanto palesi peggioramenti complessivamente gravanti sul sistema idrico”.

SCHIFANI “IMPEGNATI PER L’EMERGENZA IDRICA, CRITICITA’ ULTRADECENNALI”

Accogliamo con attenzione le osservazioni della Corte dei conti che richiamano criticità strutturali maturate in oltre vent’anni e un quadro normativo che, in alcuni casi, ha generato una frammentazione delle competenze. Su questi aspetti la Regione resta aperta a suggerimenti utili a migliorare l’azione amministrativa“. Lo dice il presidente della Regione, Renato Schifani, commentando il referto sulla gestione dello stato di emergenza idrica in Sicilia redatto dalla sezione regionale di Controllo della Corte dei conti. “Da quasi due anni il mio governo – aggiunge Schifani – è impegnato sia nella gestione dell’emergenza idrica sia in un piano ordinario di interventi infrastrutturali, finalizzato alla riforma del settore e all’accelerazione della manutenzione di dighe e adduttori. Sono state attivate, solo per l’emergenza, risorse per oltre 200 milioni di euro, tra fondi regionali e nazionali, ottenendo un incremento stimato del 30% della dotazione idrica delle aree colpite”.

“Parallelamente – conclude il presidente – abbiamo già attivato tre dissalatori, pienamente operativi, e ne abbiamo programmati altri due a Palermo. Stiamo inoltre potenziando il dipartimento Acqua e rifiuti e avviando una riorganizzazione della governance del sistema, con l’obiettivo di superare frammentazione e ritardi storici e garantire risposte strutturali e durature ai cittadini siciliani”. (ITALPRESS).

LA NOTA DI AICA

In relazione al recente Referto della Corte dei Conti – Sezione di Controllo per la Regione Siciliana sulla gestione dell’emergenza idrica, AICA – Azienda Idrica Comuni Agrigentini ritiene doveroso ribadire la piena coerenza della propria azione amministrativa con le criticità e le raccomandazioni evidenziate dall’organo di controllo. Il documento della Corte dei Conti certifica in modo chiaro e inequivocabile che la crisi idrica siciliana non è frutto di contingenze recenti, ma il risultato di problemi strutturali stratificati da oltre vent’anni, caratterizzati da carenze infrastrutturali, perdite di rete elevate, ritardi negli investimenti e criticità nei rapporti di governance del sistema idrico.In questo contesto, AICA si riconosce pienamente nel percorso di discontinuità e trasparenza indicato dalla Corte, che individua nel rafforzamento del ruolo dei gestori d’ambito, nel controllo puntuale dei volumi erogati, nella corretta rendicontazione delle risorse pubbliche e nel rispetto delle regole un passaggio imprescindibile per tutelare i cittadini.

«La Corte dei Conti ha messo nero su bianco ciò che i territori vivono da anni: l’emergenza idrica è il risultato di scelte mancate e di un sistema che ha bisogno di verità, ordine e responsabilità. AICA non sta creando problemi, sta affrontando problemi reali, certificati da un organo terzo e autorevole», dichiara Danila Nobile, Presidente del CdA di AICA.

Il Referto della Corte dei Conti individua con chiarezza alcune azioni imprescindibili per il superamento della crisi idrica regionale, tra cui: la misurazione puntuale dei volumi idrici prodotti ed effettivamente erogati; il superamento di sistemi forfettari che non garantiscono equità né trasparenza; il rafforzamento dei controlli sulla filiera idrica, dalla produzione alla distribuzione; la coerenza tra finanziamenti pubblici ricevuti e servizi effettivamente resi; il riequilibrio dei rapporti tra gestori, enti d’ambito e istituzioni regionali, nel rispetto delle competenze.

Le indicazioni della Corte dei Conti non costituiscono meri rilievi formali, ma delineano un preciso obbligo di azione per i gestori pubblici, chiamati a garantire trasparenza, correttezza contabile e tutela dell’interesse collettivo, in coerenza con i principi di buon andamento e responsabilità amministrativa.

In tale quadro, AICA ha già avviato e sta attuando misure pienamente coerenti con le indicazioni della Corte dei Conti, tra cui:l’avvio del progetto pilota di installazione dei contatori smart di ultima generazione, con progressivo superamento delle utenze a forfait, in linea con i principi di equità, legalità e correttezza tariffaria; l’implementazione di sistemi di telecontrollo e monitoraggio dei consumi, finalizzati alla riduzione delle dispersioni e alla trasparenza dei dati; la richiesta formale di verifica puntuale dei volumi idrici forniti e fatturati, nel rispetto del principio di corretta rendicontazione delle risorse pubbliche;l’azione costante volta alla riduzione dei costi strutturali, anche attraverso interventi di efficientamento energetico e razionalizzazione gestionale; la difesa del ruolo del gestore pubblico d’ambito, quale presidio di legalità e tutela dell’interesse collettivo.

«Le osservazioni della Corte dei Conti non sono un atto formale: sono una bussola. AICA le sta traducendo in azioni concrete, perché il diritto all’acqua passa prima di tutto dalla verità dei numeri, dalla legalità dei processi e dal rispetto dei cittadini», sottolinea la Presidente Danila Nobile.

Il Referto evidenzia inoltre la necessità di maggiore trasparenza nei rapporti tra i diversi livelli del sistema idrico, richiamando l’attenzione sul corretto utilizzo delle risorse pubbliche, sulla tracciabilità dei flussi finanziari e sulla coerenza tra finanziamenti ricevuti, volumi prodotti ed erogazioni effettive.

«Il nostro compito – aggiunge il Direttore Generale Francesco Fiorino – è difendere l’interesse pubblico, la legalità e il diritto dei cittadini ad avere un servizio idrico efficiente e giusto. Ogni nostra azione si muove esclusivamente in questa direzione, nel solco tracciato dalla Corte dei Conti».

AICA ribadisce infine che il percorso di risanamento del servizio idrico richiede tempo, investimenti e scelte coraggiose, ma non può più prescindere da un principio fondamentale: la verità dei dati, la chiarezza delle responsabilità e il rispetto delle istituzioni.

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