Agrigento

Aica, la consulta delle associazioni giace dimenticata: dopo 6 mesi si valutano i partecipanti

Il 10 marzo, invece, la consulta delle associazioni di Aica non è ancora stata nominata e, probabilmente, servirà ancora qualche settimana prima che l'organismo torni in funzione

Pubblicato 14 minuti fa

Gli ultimi annunci fatti sulla stampa parlavano di un ritorno entro gennaio. Il 10 marzo, invece, la consulta delle associazioni di Aica non è ancora stata nominata e, probabilmente, servirà ancora qualche settimana prima che l’organismo torni in funzione.

L’unico passaggio formale sulla vicenda dopo mesi di silenzio è avvenuto pochi giorni fa, con l’assemblea dei sindaci che ha chiesto al CDA della società consortile di fornire i nominativi delle associazioni aderenti previa, però, l’adozione di alcune misure che possano delineare maggiormente la distinzione del ruolo della consulta. Tra l’altro le associazioni che si sono proposte per la costituzione dell’organismo avrebbero già passato un primo “vaglio” dal quale sarebbero state già individuate due realtà da escludere. Sempre secondo le indiscrezioni il nome più “pesante” tra quelli riconosciuti come privi di requisiti c’è quello di Legambiente.

Tornare a parlare di consulta però ci consente anche di rivolgere qualche domanda all’ex presidente dell’organismo, l’architetto Alvise Gangarossa, a cui chiediamo soprattutto il suo parere sul recente passato.

Era il 27 settembre quando venne dichiarata decaduta la consulta, a distanza di mesi quale idea si è fatto di questa decisione dell’assemblea dei sindaci?

“Si conferma l’impressione di allora, i Sindaci hanno trovato il modo di liberarsi di una “spina nel fianco” grazie ad una presidente del CDA che non si è fatta scrupoli ad ignorare lo statuto, la condotta da tenere negli enti pubblici e il buonsenso. Formalmente non è stata una decisione dell’assemblea dei sindaci, ma della Presidente. I sindaci hanno dato mandato in assemblea di “verificare i requisiti delle associazioni componenti la Consulta”. Richiesta di per se bislacca ma ancora legittima. è stata la presidente del CDA in maniera del tutto illegittima ad inventarsi una procedura di richiesta di requisiti (che l’azienda ha sempre avuto da quando Castaldi istruì la prima documentazione e avviò la Consulta nel 2022) e in una settimana fece decadere le associazioni. Naturalmente nessun sindaco si intestò questa decisione, ma tutti tirarono un sospiro di sollievo, anche chi ora protesta per difendere il diritto al dissenso (il suo). Una vendetta in piena regola per i 4 anni di attività in piene autonomia, nei quali abbiamo richiamato le responsabilità politiche del cattivo andamento del gestore pubblico”.

Avete sempre contestato quella decisione, ma non avete ritenuto di impugnarla nelle sedi competenti, come mai?

“Abbiamo vagliato diverse ipotesi, saremmo dovuti ricorrere al TAR per giusta regola, ma in maniera collegiale abbiamo deciso di non intraprendere la strada del ricorso per una serie di ragioni: 1) dopo quattro anni di attività libera e gratuita nessuno era disposto ad affrontare spese legali mettendoci di tasca propria. 2) il rapporto con l’azienda e con i sindaci era ormai irrimediabilmente incrinato e se anche avessimo vinto il ricorso (cosa molto probabile) saremmo stati reintegrati ma ancora più isolati”

La Prefettura ha mai risposto alle vostre sollecitazioni?

“Si, abbiamo avuto un interlocuzione abbastanza intensa con la Prefettura e poi un incontro con il Prefetto nel quale non ha fatto mistero di essere rimasto stupito più di noi della piega che avevano preso gli eventi. In maniera informale abbiamo saputo di sollecitazioni a ricomporre il quadro in maniera ortodossa e di assemblee dei sindaci piuttosto animate, ma nessuna correzione è stata apportata. Purtroppo il nostro appello alle istituzioni non ha prodotto nulla”.

Nonostante risalga nei mesi anche il nuovo bando per la costituzione dell’organo, al momento non c’è nessuna nuova nomina. Chi si avvantaggia di questo?

“Chi ha pensato che liberarsi della consulta avrebbe risolto qualche problema aziendale ha fatto male i conti. Oggi la Consulta non esiste più, non c’è un organo autonomo da logiche di appartenenza politica e soprattutto non c’è un organo che con competenza produce analisi ragionate di strategie aziendali per uscire dalla crisi. Si assistente di contro agli organi principali di indirizzo e controllo (assemblee di ATI e di AICA) che si sono nuovamente eclissati dietro il protagonismo ipertrofico della presidente che sembra fare il bello e cattivo tempo. Oltre la narrazione social la realtà che nessuno può nascondere è che nonostante questo sia l’inverno più piovoso degli ultimi anni imperversa la solita crisi idrica e non abbiamo neanche dovuto aspettare l’estate. Questo qualcosa vorrà dire”.

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