Cannone del 16º secolo riaffiora dal mare di San Leone: al via al restauro

Redazione

Cannone del 16º secolo riaffiora dal mare di San Leone: al via al restauro
| Pubblicato il giovedì 26 Novembre 2020

Cannone del 16º secolo riaffiora dal mare di San Leone: al via al restauro

Il reperto si trovava ad una profondità di sette metri
di Redazione
Pubblicato il Nov 26, 2020

Importante rinvenimento di un cannone risalente al sedicesimo secolo a trecento metri dalla foce del fiume Akragas, a San Leone.

“Mentre il mondo della cultura subisce le conseguenze delle restrizioni e degli stop dovuti all’emergenza covid – sottolinea l’Assessore dei Beni Cuturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà, commentando il ritrovamento – il mare siciliano continua a ricordarci l’etica della ricerca e della memoria. Viviamo in un’Isola ricca di preziose testimonianze che a mare, come in terraferma, ci ricordano che la Sicilia sin dai tempi più lontani è stata crocevia di rotte culturali e commerciali, rendendo la nostra Isola un unicum a livello mondiale. Continua il grande lavoro della Soprintendenza del mare per portare alla luce il nostro straordinario patrimonio sommerso”

Si tratta di un cannone di epoca storica che è stato rinvenuto dal sub Gianluca Lopez nello specchio d’acqua prospiciente il porto della città di Agrigento e per il quale la SopMare ha prontamente coinvolto la Capitaneria di Porto Empedocle. Il sito di Maddalusa, già noto per aver restituito nel 2007 un altro cannone del tardo XVI secolo, ha costituito sin dall’antichità un luogo di passaggio di importanti rotte mercantili, come testimoniano i numerosi ritrovamenti fino ad oggi documentati. Il manufatto odierno si trovava ad una distanza di circa 300 metri dalla costa presso la foce del fiume Akragas ad una profondità di 7 metri, semi-sommerso in un fondale limaccioso.Il cannone, che è stato recuperato dal nucleo subacqueo della Soprintendenza del Mare e dal R.O.A.N. della Guardia di Finanza di Palermo con il prezioso supporto tecnico logistico e operativo della Lega Navale di Agrigento, è stato sollevato con l’ausilio di palloni e poi salpato con una gru alla presenza della Soprintendente del Mare Valeria Li Vigni che ha evidenziato come il reperto costituisca un’importante testimonianza per la sua tipologia.

Proseguiamo – evidenzia la Soprintendente Valeria Li Vigni – nel solco tracciato da Sebastiano Tusa in un momento difficile in cui tutto viene fatto con spirito di sacrificio e con il prezioso supporto delle Forze dell’Ordine”.

Ad una prima ispezione, il cannone si conferma simile al precedente, rendendo verosimile l’ipotesi della dispersione in quello specchio di mare di un carico di artiglieria destinato alla vendita.Il reperto è stato trasferito nei locali del laboratorio di restauro del Parco archeologico della Valle dei Templi dove, affidato al direttore Roberto Sciarratta, verrà sottoposto ad intervento di restauro. Come previsto in tutti gli interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio subacqueo, il secondo cannone di Maddalusa rimarrà in esposizione presso il territorio di ritrovamento, dove sarà reso fruibile alla cittadinanza.

Tante le persone che si sono ritrovate al porticciolo turistico dove il cannone è stato posizionato. Altri due reperti simili si trovano attualmente a Casa Sanfilippo, ad Agrigento. 

Le immagini e l’intervista

di Redazione
Pubblicato il Nov 26, 2020


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