Agrigento

Consiglio comunale su Maddalusa: tante parole e rubinetti che rimangono a secco

Il confronto, serrato, non ha portato come prevedibile ad un passo avanti sul tema

Pubblicato 50 minuti fa

“Prima pagina venti notizie, ventuno ingiustizie e lo Stato che fa? Si costerna, s’indigna, s’impegna poi getta la spugna con gran dignità”. Lo cantava Fabrizio De Andrè nel suo “Don Raffaè”. Denunciava, da un osservatorio narrativo molto particolare – diciamo – come la mano pubblica non sapesse sempre come affrontare le emergenze vissute dalla gente comune.

E di spugne gettate se ne sono viste parecchie ieri, durante il Consiglio comunale aperto convocato per parlare della situazione di Maddalusa. Una seduta che nasceva per parlare dello stop ai rifornimenti idrici che riguarda quest’area della città – e, sulla carta tutte quelle prive di conformità urbanistica – ma che è finita a ragionare su tutt’altro, cioè sulle ragioni di fondo di questo stop: i vincoli entro i quali le case sono state costruite, in spregio, decenni fa.

E’ stata ovviamente una serata utile per raccogliere opinioni e pareri normativi, interpretazioni dei decreti, valutazioni urbanistiche e, alla fine, possibili soluzioni per superare l’inedificabilità assoluta restringendo il perimetro della Zona A, o spingendo la politica a rivederne i confini per manifesta illogicità. Tesi già viste, affrontate, analizzate ogni qual volta lo Stato si è ricordato che c’erano centinaia di case abusive da demolire e una parte della politica è tornata a blandire chi ha costruito senza regole. Tesi che, molto curiosamente, non hanno mai trovato la strada di un ricorso, o, in caso contrario, quella di una sentenza favorevole.

Così alla fine c’è solo una posizione che sintetizza la serata, al netto dello sforzo corale di illustri legali di fornire un contributo al dibattito: quel “Abbiamo fatto quello che era possibile fare senza violare la legge” del sindaco Michele Sodano, e quel dato, cioè di soli 14 residenti che si sono rivolti al Coc comunale per ottenere l’acqua. E ancora, quel “dico e non dico” sul tema della sanabilità degli abusi: Sodano (nomen omen) non chiude la porta. Anzi. Indica altrove, dice: dobbiamo andare discuterne in altra sede. La Regione, il Governo, il Centrodestra. Un pallone calciato in rimessa laterale.

Bisognerà aspettare le prossime piogge, quando le cisterne dei Maddalusani e di tutti i residenti della Zona A torneranno a riempirsi, perché il tema svanisca dal dibattito, sempre a patto che nel frattempo non siano iniziate le ruspe, come la Procura fa chiaramente intendere.

E allora, alla fine di ore di confronto serrato, cosa rimane? Costernazione, indignazione, impegno. E una spugna gettata.

Per giunta, secca.

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