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Degrado Casa-museo Pirandello, un dirigente: “Regione sa tutto”

La casa museo di Luigi Pirandello tra Agrigento e Porto Empedocle abbandonata al degrado tra ruggine, crepe, erbacce e zecche come documentato dall’ANSA? La Regione siciliana lo sa da tempo, ma nessuno e’ mai intervenuto. A denunciarlo e’ Gabriella Costantino, storico dell’arte e dirigente della casa museo, dove vengono custoditi oggetti personali e documenti del […]

Pubblicato 10 anni fa

La casa museo di Luigi Pirandello tra Agrigento e Porto Empedocle abbandonata al degrado tra ruggine, crepe, erbacce e zecche come documentato dall’ANSA? La Regione siciliana lo sa da tempo, ma nessuno e’ mai intervenuto. A denunciarlo e’ Gabriella Costantino, storico dell’arte e dirigente della casa museo, dove vengono custoditi oggetti personali e documenti del premio Nobel per la letteratura. “Ho inviato al dipartimento Beni culturali della Regione tre programmi di manutenzione ordinaria, piu’ un piano per il restauro del fondo antico”, chiarisce Costantino, che guida la casa museo da un paio di mesi. Ma – fa sapere – nessuna risposta e’ mai arrivata. L’ultima manutenzione risale a 15 anni fa. La situazione peggiora di giorno in giorno tanto che la dirigente ha trasmesso al dipartimento anche una richiesta di interventi di somma urgenza perche’ dal soffitto ci sono infiltrazione d’acqua, una minaccia per le stanze dove viene custodito il patrimonio culturale lasciato dal grande scrittore siciliano. Anche sul fronte delle iniziative culturali tutto e’ fermo. Silenzio dalla Regione a tre progetti per potenziare le attivita’ culturali della casa museo, mentre la dirigente Costantino aspetta risposte dall’assessorato regionale ai Beni culturali al piano inviato lo scorso luglio per le iniziative da finanziare con i fondi europei. “Sto lavorando intanto a un progetto culturale da far rientrare in ‘le vie degli scrittori’”, spiega Costantino. Il tema di fondo rimane la carenze di risorse con i poli museali, costituiti con la recente riforma (mancano i regolamenti) dei beni culturali, che spingono per una maggiore autonomia finanziaria: ottenere almeno il 30% degli introiti derivati dalla vendita dei biglietti senza dover passare dai comuni, abbattendo dunque i tempi della burocrazia.

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