Numero legale, questo sconosciuto: il Consiglio comunale non riesce a stare in piedi
E’ il “Parlamento” cittadino, ma ormai da tempo di fatto “sonnecchia”. Sono almeno quattro mesi che il Consiglio comunale di Agrigento ha tirato i remi in barca
E’ il “Parlamento” cittadino, ma ormai da tempo di fatto “sonnecchia”. Sono almeno quattro mesi che il Consiglio comunale di Agrigento ha tirato i remi in barca.
E l’orizzonte temporale indicato è sicuramente calcolato per difetto. Guardando i verbali delle sedute emerge infatti come sia stato sempre più difficile, e non da oggi, mantenere i consiglieri in aula per tutta la durata dei lavori, o, anche più semplicemente, radunarli perché gli stessi potessero iniziare. Il fenomeno delle sedute deserte ha subito nel tempo una crescita costante.
Se nel 2022 si registravano appena 4 casi, il dato è raddoppiato l’anno successivo per poi stabilizzarsi su livelli critici nel biennio 2024-2025, raggiungendo quota 11 episodi annuali. Questo significa che, con una frequenza quasi mensile, la macchina organizzativa del consiglio si mette in moto inutilmente, senza che si possa nemmeno dichiarare aperta la seduta per mancanza del quorum minimo di presenze. Ancora più emblematico è il dato relativo alle sedute rinviate in prosecuzione per mancanza di numero legale.
Qui la parabola è quasi verticale. Nel 2021 e 2022 il problema appariva contenuto con soli 2 rinvii all’anno. Tuttavia, a partire dal 2023, la situazione è degenerata drasticamente: dai 12 rinvii di quell’anno si è passati ai 18 del 2024, fino a toccare il picco di 22 sedute rinviate nel 2025. Persino i primi mesi del 2026 mostrano già 6 episodi, suggerendo che il trend non accenni a flettere. Questo comporta ovviamente un pesantissimo frazionamento dell’attività politica e l’impossibilità, spesso, di adottare atti in modo tempestivo rispetto alle necessità. Le motivazioni sono chiaramente da cercare tutte dentro ai numerosi e diffusissimi mal di pancia della maggioranza che sosteneva (sostiene?) il sindaco Franco Micciché e che a fasi alterne ha fatto saltare il tavolo come strumento di pressione. Va chiarito, comunque, che non ci fossero poi chissà quanti atti da discutere.
Negli ultimi mesi fatti salvi i provvedimenti essenziali come i bilanci – portati in votazione, comunque, con ampio ritardo – e qualche atto di indirizzo di iniziativa consiliare da discutere c’è stato poco o nulla. L’unica deliberazione di Consiglio degna di nota, tanto da essere entrata a piè pari in campagna elettorale è quella della cosiddetta “rottamazione” delle cartelle esattoriali, poi il nulla. I componenti di aula “Sollano” comunque non hanno trascurato solo gli scranni, ma anche i lavori di commissione.
Se, si ricorderà, lo scorso anno era stata persino la segretaria generale ad evidenziare come alcune commissioni eccedessero nel numero delle sedute sovente convocate estemporaneamente senza la verifica della partecipazione dei componenti utile all’apertura della seduta, dopo che quella vicenda finì sulla stampa si spensero gli entusiasmi e le attività si sono ridotte a una, due commissioni al mese.
Guardando, ad esempio, ai gettoni pagati a marzo scorso, emerge che l’attività politica dell’intero Consiglio si è ridotta ad una sola seduta d’aula e un paio di commissioni, per un costo che non raggiunge complessivamente le 500 euro in totale.
La vacanza della democrazia ha, almeno, questo vantaggio.

