Evasione boss Cesare Genova, assolto carabiniere di Ravanusa
Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Antonio Genna, ha assolto “perché il fatto non sussiste”, l’appuntato Angelo Santamaria, 55 anni, in servizio presso la stazione di Ravanusa e, all’epoca dei fatti di cui era accusato, Palma di Montechiaro.Santamaria era finito sotto processo per “omessa denuncia”. LA STORIA. Un omicidio commesso in un tentativo di […]
Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Antonio Genna, ha assolto “perché il fatto non sussiste”, l’appuntato Angelo Santamaria, 55 anni, in servizio presso la stazione di Ravanusa e, all’epoca dei fatti di cui era accusato, Palma di Montechiaro.Santamaria era finito sotto processo per “omessa denuncia”.
LA STORIA. Un omicidio commesso in un tentativo di rapina in una villa nel 1994 gli avevano aperto le porte del carcere per scontare il fine pena mai. Eppure – dopo oltre dieci anni di detenzione – c’è una data che probabilmente segnò per sempre le vite di Cesare Genova e quattro carabinieri. Già, un presunto capo mafia della famiglia di Delia, paese in provincia di Caltanissetta ma ad una manciata di passi da Canicattì, cosa c’entra con militari dell’arma? La recente storia di Cesare Genova comincia il 10 aprile 2010 quando – dopo un permesso premio di dieci giorni in vista delle festività di Pasqua – decide di non fare già ritorno all’istituto penitenziario “Rebibbia” di Roma. Genova, ufficialmente, diventa latitante pochi giorni sparendo nel nulla. Sicilia, 2011. I carabinieri ricevono la chiamata in cui si comunica un tentativo di rapina in una villa di Aragona: una gruppo di persone aveva fatto irruzione nella casa in cerca di armi e – alla vista del guardiano – avevano anche sparato con una carabina ad aria compressa. I militari arrivano poco dopo e non riescono a beccarli per poco. I testimoni sul posto, però, rimangono colpiti da un particolare: un’Alfa 147 di cui forniscono anche il numero di targa. Ecco, questo è il momento esatto in cui si intrecciano le storie di un presunto boss stiddaro e di quattro carabinieri. Gli inquirenti fanno le dovute indagini e risalgono al proprietario dell’auto presente sul luogo della rapina: appartiene ad un carabiniere in servizio in un’altra caserma, quella di Palma di Montechiaro. Carabinieri che indagano su carabinieri. Viene intercettata l’utenza telefonica del militare di Palma di Montechiaro e chi ascolta ha parecchi dubbi. E’ come se il carabiniere – insieme ad alcuni colleghi e altri soggetti – volesse nascondere qualcuno o comunque ci fosse qualcuno che non volesse essere riconosciuto. Aumentano i sospetti, i dubbi. Un latitante?Vennero fatte ricerche e perquisizioni tutte dall’esito negativo. Venne anche perquisita la Caserma di Palma di Montechiaro dove – in una delle testimonianze rese in aula – Genova fu coperto e ospitato e presentato ad alcuni militari ignari come un ex collega in disgrazia che aveva bisogno di aiuto. Poi la svolta: i carabinieri di Licata, con la massima riservatezza per evitare probabili fughe di notizie, effettuano un blitz: Cesare Genova viene catturato in un casolare di Madonna dell’Aiuto a Canicattì con armi, munizioni, diversi cellulari ed una parrucca. Nel luglio 2016 il rinvio a giudizio per 10 persone: si tratta dei carabinieri Umberto Cavallaro, Giuseppe Federico,Angelo Santamaria (che risponde solo di omessa denuncia), Andrea Mirachi; i palmesi Calogero e Francesco Burgio, il romano Aurelio Nardella, Carmela Savina Forte e il marito Vincenzo Noto , di San Biagio Platani; e lo stesso Cesare Genova. Sarà il Tribunale di Agrigento a stabilire se e quali responsabilità ci siano state in questa storia, ricostruita dalle numerose deposizioni in aula di ufficiali e sottufficiali dei Carabinieri, che ha dell’incredibile.
Dalla vicenda Santamaria uscì totalmente pulito dopo essere stato scagionato dda ogni coinvolgimento e dopo l’archiviazione della sua posizione. Ora l’assoluzione dell’imputazione residua di “omessa denuncia” che sancisce la totale onestà e onorabilità a un fedele servitore dello Stato.

