Agrigento

Incerto il futuro del “cadavere” dell’Italcementi, il sindaco Martello: “Pronti a chiedere i danni”

I risultati della commissione d'inchiesta dedicata all'impianto da anni ormai chiuso accusano la presenza di rischi per l'incolumità

Pubblicato 6 ore fa

Potenziali rischi per la salute e l’incolumità in quello che rimane dell’ex stabilimento Italcementi? A far intravedere questa possibilità è la relazione finale della commissione comunale d’inchiesta sul tema, che lo scorso 27 maggio è stata letta in Consiglio comunale a Porto Empedocle.

Il documento solleva pesanti interrogativi sulla sicurezza ambientale dell’area e svela un diffuso clima di reticenza tra la popolazione e gli ex lavoratori. A tracciare un quadro indagini è stato il consigliere Giuseppe Grassonelli, componente della Commissione, che ha denunciato apertamente l’omertà riscontrata durante le attività ispettive. Dice il verbale di seduta che Grassonelli “ha riscontrato una totale chiusura, per avere notizie sull’Italcementi, da parte della gente che è stata intervistata e le uniche persone che hanno accettato a dare qualche informazione, lo hanno fatto in forma anonima”. Grassonelli ha poi sottolineato la gravità della situazione precisando che “tutto quello che è stato scritto nella relazione viene fuori da interviste anonime, non soltanto da operai ma anche da sindacalisti, ritenendo che la questione Italcementi è un fatto molto delicato”.

Oltre alla mancata collaborazione dei cittadini, la Commissione ha dovuto fare i conti con l’assoluto silenzio dei vertici aziendali. Il consigliere Sebastiano Castelli, presidente della Commissione, ha evidenziato come diverse PEC e telefonate siano state rivolte al Direttore dello stabilimento senza ottenere risposta, aggiungendo che “l’Italcementi con la Commissione di studio non è stata per niente collaborativa”. La crisi del sito ha radici lontane: l’Italcementi ha annunciato la chiusura dello stabilimento nel giugno del 2012.

Castelli ha precisato che l’azienda chiuse quell’anno con un utile di 95 milioni di euro, azzerando contemporaneamente non solo il sito di Porto Empedocle, ma anche quelli di Pavia e Castrovillari, aggravando il problema socio-economico della città. Fino al 2025, secondo le testimonianze degli ex dipendenti, è rimasto attivo solo un piccolo deposito merci che oggi non funziona più. Durante le indagini è inoltre emerso che l’azienda ha venduto a una società del nord l’area della foresteria, ovvero le palazzine in zona Vincenzella. Un altro ostacolo per i lavori della Commissione è stato il reperimento della documentazione pubblica. Interrogato sul tema, il responsabile dell’ufficio SUAP, Sergio Riguccio, ha dichiarato di non possedere alcun atto riguardante l’Italcementi.

Dal canto suo, il responsabile dell’ufficio tecnico, Sardo Cardalano, ha spiegato che “l’archivio storico è stato spostato nel parcheggio multipiano in maniera non conforme” e non è più consultabile. Le uniche informazioni tecniche disponibili sono state fornite dal geometra Della Croce e riguardano esclusivamente “accatastamenti e piccole sanatorie che riguardano ammodernamenti dello stabilimento fatte durante gli ultimi 30 anni”. Per ricostruire la storia del sito, i commissari hanno dovuto ascoltare formalmente gli ex ingegneri capi del Comune, Gaglio e Milano. La relazione evidenzia inoltre forti incongruenze sulla gestione delle aree esterne. Le visure catastali confermano che i terreni dello stabilimento sono ancora di proprietà dell’Italcementi.

La società RICAV ha infatti rilevato solo le cave in zona Vincenzella: un socio, dice la relazione, aveva assicurato informalmente che l’azienda fosse già attiva per il trattamento di materiali inerti e che l’area fosse protetta da recinzioni e videosorveglianza. Tuttavia, i sopralluoghi della Commissione hanno smentito queste dichiarazioni: il consigliere Grassonelli ha trovato il sito privo di recinzioni o telecamere, riscontrando invece “materiale inerte di non conoscere la natura e vasche di decantazione acque in prossimità delle cave verosimilmente di proprietà Italcementi”. Inoltre, nonostante un protocollo d’intesa firmato nel 2017 in Prefettura che obbligava la RICAV ad assorbire sette ex dipendenti Italcementi, Castelli ha denunciato che “ad oggi non risulta nessuna attività presso queste cave”. Sul fronte della sicurezza, i sopralluoghi hanno fatto emergere forti preoccupazioni per lo stato delle strutture e per lo scarico delle acque.

Grassonelli, richiamando la propria esperienza professionale all’interno della Centrale Enel, ha espresso forte apprensione per le emissioni e i manufatti del sito: “Quello che preoccupa invece è lo stato pietoso delle ciminiere, un degrado e un potenziale inquinamento”. Lo stesso consigliere ha segnalato l’impossibilità di verificare la natura dei liquidi che confluiscono nei corsi d’acqua locali: “all’interno dell’Italcementi, non essendoci la possibilità di entrare, non si può riuscire a capire che tipo di acqua va a defluire al torrente”. Di fronte a questo scenario di totale chiusura e potenziale pericolo igienico-sanitario, il sindaco Calogero Martello ha annunciato l’intenzione di intraprendere le vie legali.

Il primo cittadino ha confermato la volontà “di portare in Tribunale l’Italcementi”, spiegando che l’azione sarà promossa “in modo tale da poter capire se devono risarcire qualcosa a questo Comune per i danni che hanno creato in questi anni”.

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