“La città che vorrei”seminario ad a 60 anni dalla frana di Agrigento
A 60 anni dalla frana, Agrigento riparte dai cittadini: una nuova visione comune per trasformare la memoria storica in un motore di sviluppo sostenibile e partecipazione civica.
Il 19 luglio 1966 rappresenta una data indelebile per Agrigento: una ferita urbana e sociale che ha cambiato drammaticamente il volto della città. A sessant’anni da quell’evento, sabato 18 luglio 2026, la comunità si ritrova, nell’Aula Magna del Seminario, non soltanto per fare memoria, ma per compiere un decisivo passo in avanti con l’evento talk LA CITTÀ CHE VORREI – AGRIGENTO 18 LUGLIO 1966/2026.
Il talk è organizzato dal il MUDIA (Museo Diocesano di Agrigento), il Gioeni Hub, il Soroptimist International Club Agrigento e vedrà a confronto, oltre gli organizzatori, il Comune di Agrigento, l’Arcidiocesi di Agrigento, il Consiglio Nazionale degli Architetti PPC, l’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Agrigento, l’Università degli Studi di Palermo (UNIPA), il Parco Archeologico della Valle dei Templi e il Settimanale Diocesano L’Amico del Popolo.
L’obiettivo dell’iniziativa supera la semplice commemorazione: l’intento è trasformare il ricordo di un trauma in un’opportunità di riscatto, delineando concretamente la città del futuro. Se in passato le scelte sbagliate e le speculazioni hanno prevalso, spesso lasciando le competenze di professionisti, urbanisti, sociologi e cittadini di buona volontà, ai margini dei luoghi delle scelte, oggi lo scenario deve cambiare. Dietro la rinascita di Agrigento ci sono persone pronte a spendersi in prima persona: amministratori, tecnici e una cittadinanza attiva che rivendica un ruolo fondamentale e trainante per le scelte di domani.
La sfida odierna consiste nel superare l’isolamento dei singoli quartieri per costruire una visione comune di sviluppo, dove il territorio non sia più frammentato ma integrato, ricucendo lo storico strappo tra la Valle dei Templi e il centro storico (il Colle). Il nucleo di questa transizione è il concetto di bene comune: la pianificazione urbana non può più essere l’esito di interessi particolari, ma deve diventare uno spazio condiviso, sicuro e a misura d’uomo. In questo contesto, i quartieri storici come il Rabato e l’area del Gioeni smettono di essere considerati semplici aree di vulnerabilità e si trasformano in narrazioni viventi.
Le strade, le piazze e le architetture storiche parlano, raccontano l’identità di chi le abita e diventano laboratori a cielo aperto dove il passato dialoga con l’innovazione tecnologica e la sostenibilità ambientale. La città del futuro sarà una città resiliente, capace di valorizzare le proprie radici per generare nuova linfa culturale ed economica.
Il percorso mostra con dei pannelli stabili sarà un viaggio visivo ed emozionale dentro le nostre narrazioni viventi con l’inaugurazione dell’itinerario permanente all’interno del Gioeni per comprendere il Rabato e l’Istituto Gioeni che ne ha segnato lo sviluppo e l’urbanistica del XVIII secolo e le visioni degli studenti universitari per il centro storico.
Non mancherà il momento di aggregazione e socialità nel luogo che fu il cuore formativo della Città con i Salesiani al Gioeni in via Oblati con l’esibizione musicale dal vivo curata da Pani cà Musica di Giorgio e Mauro Patti con la presenza di musicisti locali.


