Agrigento

L’appalto “truccato” della Mosella, chiesto l’arresto di tre imprenditori e un ingegnere 

La Procura di Agrigento chiede il carcere per due imprenditori e il direttore dei lavori, i domiciliari per una “prestanome” e una misura interdittiva per un funzionario comunale

Pubblicato 1 ora fa

Svolta nell’inchiesta sull’appalto milionario della Mosella. La Procura di Agrigento, che due settimane fa aveva disposto una serie di perquisizioni nei confronti di 9 indagati, rilancia e chiede l’arresto di tre imprenditori e un ingegnere oltre ad una misura interdittiva a carico di un funzionario comunale. Il procuratore capo Giovanni Di Leo ed il sostituto Annalisa Failla hanno chiesto la custodia cautelare in carcere per gli imprenditori favaresi Antonino Milioti, 46 anni, Dino Caramazza, 45 anni (arrestato negli scorsi giorni per corruzione nell’inchiesta sul Comune di Sommatino ndr), e per l’ingegnere Salvatore Castaldo, 51 anni, di Agrigento, direttore dei lavori della Mosella. I pm hanno poi chiesto gli arresti domiciliari per Giovanna Palillo, 30 anni, dipendente di fatto dell’imprenditore Milioti, ma considerata una “testa di legno” alla quale è stata intestata la Andiva srl, l’impresa che si è poi aggiudicata la gara d’appalto da oltre 3 milioni di euro per la manutenzione straordinaria della strada. La Procura, infine, chiede anche una misura interdittiva del divieto di rapportarsi con la Pubblica Amministrazione per funzionario del Comune di Agrigento, Gaspare Triassi. Sono stati i poliziotti della Squadra mobile, guidati dal vicequestore Vincenzo Perta, a notificare l’avviso a comparire agli indagati. Tutti si presenteranno il prossimo 14 luglio davanti il gip Giuseppe Miceli per l’interrogatorio preventivo. Sarà il giudice, dunque, a decidere se accogliere o meno le richieste avanzate dai pm agrigentini. Nell’inchiesta risultano indagate altre 4 persone per le quali, tuttavia, non è stata chiesta alcuna misura cautelare: si tratta di Calogero Valenti, 50 anni, anche lui di Favara, dipendente dell’impresa di Caramazza; il funzionario comunale Vincenzo Galletto, 66 anni; l’architetto Alessandro Rizzo, 43 anni, e Federica Caramazza, 37 anni. Nella giornata di domani (10 luglio ndr) i consulenti nominati dalla Procura di Agrigento procederanno all’estrapolazione di dati, file e chat presenti nei dispositivi elettronici, cellulari, tablet e computer sequestrati durante le perquisizioni agli indagati.

Al centro dell’inchiesta, come detto, c’è l’appalto di 3.2 milioni di euro per la manutenzione straordinaria della strada Mosella. L’appalto è stato aggiudicato dalla Andiva srl, una società che per i pm agrigentini sarebbe stata costituita ad hoc dagli imprenditori favaresi e intestata a due prestanome (Palillo e Valenti ndr). La Andiva ha partecipato alla gara d’appalto insieme ad altre due imprese – la EdilRoad dei Caramazza e la Cargroup di Milioti – aggiudicandosi i lavori lo scorso 16 febbraio. Per gli inquirenti dietro la Andiva ci sono i Caramazza e Milioti che, intestando la nuova società a dei prestanome, avrebbero ottenuto la gara sotto fittizia identità al fine di eludere indagini in materia di normativa antimafia ed eventuali misure di prevenzione. Il reato di turbata libertà degli incanti viene contestato a Milioti, Dino e Federica Caramazza, Calogero Valenti, Giovanna Palillo (a questi anche il reato di trasferimento fraudolento di beni ndr) e al funzionario comunale Gaspare Triassi. A quest’ultimo, insieme al collega Vincenzo Galletti, viene mossa anche l’accusa di truffa aggravata per le erogazioni pubbliche. Secondo i pm, infatti, avrebbero “alterato”dolosamente il computo metrico relativo alla bitumazione della strada per oltre 400 mila euro inducendo così in errore la stazione appaltante (vale a dire il Comune di Agrigento ndr) e ottenere vantaggi di natura economica per sé e altri. All’ingegnere Salvatore Castaldo, incaricato dalle imprese quale direttore dei lavori, e all’architetto e cognato Alessandro Rizzo viene contestato il reato di induzione indebita a dare o promettere denaro o utilità. Per la Procura di Agrigento il primo, nonostante sapesse delle “irregolarità” della Andiva dietro alla quale ci sarebbero stati i Caramazza e Milioti, avrebbe appositamente ritardato gli ordini di servizio e le lavorazioni necessarie in cambio di una consulenza di oltre 100 mila euro in favore del cognato Rizzo. 

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