Maddalusa, è l’ora della chiarezza: chiesti gli atti anche sulla fibra ottica
La Procura vuole comprendere cosa sia avvenuto dal punto di vista autorizzativo e se vi siano responsabilità
E’ stata una delle prime obiezioni avanzate da chi volle contestare il rinnovato (e ciclico) interesse verso l’annosa vicenda dell’abusivismo a Maddalusa. “Ma se questa è zona A, cioè a vincolo di inedificabilità assoluta, come è stato possibile posare la fibra ottica con fondi Pnrr?”. Un tema che era stato lanciato sul tavolo con la stessa logica (fallace) con cui da decenni si indica il viadotto Akragas, con i suoi piloni conficcati nella necropoli Pezzino, come argomento “sanante” per rivedere i vincoli del Parco archeologico ma che potrebbe avere un effetto inatteso.
Ad interessarsi del tema, infatti, sarebbe la Procura della Repubblica di Agrigento, che dopo le notizie di stampa e le polemiche sul tema ha acquisito tutto il carteggio sulla vicenda, per verificare cosa sia accaduto e chi abbia dato l’ok alla società realizzatrice della rete di stendere chilometri di fibra ottica in zona a vincolo assoluto e soprattutto a servizio di case che, pur avendo in larga parte già servizi come illuminazione pubblica, luce e telefono (e anche l’acqua, ma non tutti) non sarebbero dovute esistere.
Da chiarire c’è soprattutto chi abbia dato le autorizzazioni, chi abbia indicato quell’agglomerato di case abusive come una zona da servire e soprattutto se siano stati spesi soldi pubblici per realizzare l’infrastruttura.


