Riina, parenti vittime di mafia nell’agrigentino: “Si riapre dolorosa ferita”
Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei familiari delle vittime di mafia, contesta la decisione della Cassazione su Toto’ Riina. Una notizia, spiega, che “riapre la lacerante ferita del 29 settembre 1981, quando a San Giovanni Gemini (Agrigento) i killer non esitarono a sparare contro persone innocenti che si trovavano per caso all’interno di un bar, per […]
Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei familiari delle vittime di mafia, contesta la decisione della Cassazione su Toto’ Riina. Una notizia, spiega, che “riapre la lacerante ferita del 29 settembre 1981, quando a San Giovanni Gemini (Agrigento) i killer non esitarono a sparare contro persone innocenti che si trovavano per caso all’interno di un bar, per uccidere Gigino Pizzuto, capo mandamento di Castronovo di Sicilia. Due le vittime innocenti che pagarono la malvagita’ di un uomo che oggi sembra si appresti a lasciare il mondo terreno: mio padre, Michele Ciminnisi, e il signor Vincenzo Romano. Per quella strage, vennero condannati all’ergastolo, quali mandanti, Salvatore Riina e Bernando Provenzano”. Aggiunge Ciminnisi: “Ho impiegato molti anni prima di ottenere giustizia. Anni di sofferenze, di processi, di sconfitte, di incoraggiamenti, come quando il giudice Giovanni Falcone mi disse: ‘Giuseppe, tuo padre e’ morto innocente e tu otterrai Giustizia’. E in quella giustizia io ho sempre creduto. E voglio crederci ancora”.


