Favara

Favara, “violentò riputamente la figlia”, netturbino non può tornare in libertà

Il gip del Tribunale di Agrigento, Alfonso Malato, aveva firmato il provvedimento di cessata custodia cautelare per scadenza dei termini, ma non può lasciare il carcere perchè gli è stato revocato l’affidamento in prova per un altro reato. “Protagonista” della vicenda è il netturbino di Favara accusato di aver violentato la figlia e arrestato lo […]

Pubblicato 8 anni fa

Il gip del Tribunale di Agrigento, Alfonso Malato, aveva firmato il provvedimento di cessata custodia cautelare per scadenza dei termini, ma non può lasciare il carcere perchè gli è stato revocato l’affidamento in prova per un altro reato.

“Protagonista” della vicenda è il netturbino di Favara accusato di aver violentato la figlia e arrestato lo scorso 10 gennaio, per l’ipotesi di reato di violenza sessuale.

Bisogna fare un passo indietro e, seguendo la ricostruzione degli inquirenti, tornare tra l’inizio del 2016 e la fine del 2017 epoca in cui si sarebbero svolti i fatti.

Siamo a Favara e protagonisti di questa triste storia sono padre e figlia. Lui, G. B., 51enne pregiudicato attualmente detenuto, indagato dalla Procura di Agrigento per i reati di violenza sessuale e lesioni aggravate; lei, P. B., 33enne alle prese con tante difficoltà per mantenere i tre figli, separata, convivente con il padre.

Un rapporto tra padre e figlia, tra i più genuini e naturali, trasformato in una storia violenta. Brutale è la ricostruzione della Procura su quanto accaduto: il papà-orco, in più di una occasione, si sarebbe introdotto nella stanza della figlia – anche in presenza dei nipotini – colpendola con schiaffi, pugni, tirandole i capelli e – tenendola ferma – l’avrebbe costretta ad avere rapporti sessuali completi. Talvolta per costringerla a seguirla e compiere atti di violenza sessuale la giovane donna è stata minacciata con una pistola.

Il muro del silenzio si rompe a seguito di una di queste violenze, nel settembre scorso.

E c’è un referto dell’ospedale San Giovanni di Dio che riscontra sulla figlia, testualmente, una:“contusione ecchimotica cranica frontale e tumefazione, contusione con ecchimosi zona cutanea zigomatica sovra emimandibolare omolaterale, regione posteriore braccio sinistro e mediale avambraccio sx con paziente che riferisce violenza sessuale e che mostra eritema ed edema ai genitali”. 

Secondo la Procura di Agrigento non sarebbe stato né il primo e neanche l’unico episodio. Gli inquirenti ipotizzano almeno un altro caso che datano intorno al febbraio 2016.

Il padre, questa volta armato, avrebbe puntato contro la figlia una pistola perché lo seguisse in camera da letto e, tenendo sempre l’arma in mano, avrebbe consumato un rapporto sessuale.

E, ancora, i ripetuti insulti, le minacce di farle togliere i figli o di smettere di mantenerli in quanto non suoi.

Nella vicenda, poi, si inseriscono altre cinque persone – quasi tutti familiari – indagati per  favoreggiamento e concorso in falso in quanto avrebbero mentito e taciuto sui fatti al Pubblico ministero oltre che ad aver aiutato il padre ad eludere le attività di indagine.  Per tale ragione la Procura ha chiesto, e ottenuto ieri dal gip, l’incidente probatorio per sentire al più presto la vittima e cristallizzare la sua testimonianza che – con il passare del tempo e data la fragilità del soggetto – potrebbe essere compromessa.

Dopo un periodo di custodia in carcere il netturbino sarebbe dunque dovuto tornare in libertà ma proprio per la vicenda della presunta violenza sessuale sulla figlia il Tribunale di Sorveglianza gli ha negano l’affidamento in prova per una condanna a un anno per furto.

 

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