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Migranti, l’ong Louise Michel in stato di fermo a Lampedusa; la G.Costiera: “avrebbe ostacolato soccorsi”

La Guardia Costiera spiega perchè la nave Louise Michel è in stato di fermo a Lampeusa.

Pubblicato 3 anni fa

Le autorità italiane hanno disposto il fermo presso il porto di Lampedusa della nave Louise Michel, dell’omonima ong, finanziata dall’artista Banksy, contestando delle violazioni del nuovo decreto. A riferirlo sono gli stessi attivisti, aggiungendo che non è stata data alcuna spiegazione ufficiale: “Ci impediscono di lasciare il porto e prestare soccorsi in mare”.
“Dopo aver effettuato il primo intervento di soccorso in acque libiche, la nave Louise Michel contravveniva all’impartita disposizione di raggiungere il porto di Trapani, dirigendosi invece verso altri tre barconi sui quali, peraltro, sotto il coordinamento dell’Imrcc (Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo), stavano già dirigendo in soccorso i mezzi della Guardia Costiera italiana. È questo il motivo che, ai sensi del cosiddetti decreto ong, ha portato al fermo della nave Louise Michel da parte dell’autorità marittima di Lampedusa.”

Lo riferisce in una nota la Guardia Costiera.

Inoltre, la nave della ong Louise Michel finanziata da Basky ha avuto un comportamento che complicava il delicato lavoro di coordinamento dei soccorsi. E’ quanto precisa la Guardia Costiera. La nave della ong era giunta ieri nel porto dell’isola con a bordo 178 migranti, soccorsi su quattro diverse imbarcazioni (il primo evento avvenuto in aera Sar libica, i successivi tre in area Sar maltese). Secondo quanto si legge ancora nella nota, le disposizioni impartite alla Louise Michel di dirigersi verso Trapani ed evitare altri soccorsi, valutate le sue piccole dimensioni, erano anche tese a evitare che la nave prendesse a bordo un numero di persone tale da pregiudicare sia la sua sicurezza che quella delle imbarcazioni di migranti a cui avrebbe prestato soccorso. La non osservanza delle disposizioni – prosegue la Guardia Costiera – ha inoltre rallentato il raggiungimento di un porto di sbarco per i migranti salvati nel primo intervento, inizialmente individuato in quello di Trapani dal ministero dell’Interno, inducendo così a ridisegnare la decisione in modo da far convergere l’arrivo della ong, per motivi di sicurezza e di urgenza, nel porto di Lampedusa, già peraltro sollecitato dai numerosi arrivi di migranti di questi ultimi giorni.

Inoltre “Le continue chiamate dei mezzi aerei ong hanno sovraccaricato i sistemi di comunicazione del Centro nazionale di coordinamento dei soccorsi, sovrapponendosi e duplicando le segnalazioni dei già presenti assetti aerei dello Stato”. Lo scrive la Guardia Costiera in una nota. “Allo stesso modo, l’episodio citato dalla ong Ocean Viking e riferito ai presunti spari della guardia costiera libica nella loro area Sar, non veniva riportato al Paese di bandiera, come previsto dalle norme, bensì al Centro di coordinamento italiano, finendo anche questo col sovraccaricare il Centro in momenti particolarmente intensi di soccorsi in atto”.

Non si fa attendere la risposta delle Ong su quest’ultimo aspetto. “La posizione della Guardia costiera riguardo ai comportamenti delle ong mi sembra più motivata politicamente che tecnicamente. Prima eravamo gli angeli del mare, ora siamo i pirati o i collusi con i trafficanti di esseri umani. E’ molto curioso dire ora che si sovraccaricano le linee telefoniche del Centro nazionale di coordinamento dei soccorsi quando invece nel 2015 queste stesse chiamate venivano apertamente lodate. Sembra assurdo dire che siamo noi ad intralciare i soccorsi quando invece salviamo vite umane”. E’ quanto sostiene Sos Mediterranée in risposta alla Guardia costiera italiana, secondo cui ieri le continue chiamate dai mezzi delle ong hanno sovraccaricato i sistemi di comunicazione. “È strano inoltre che si legittimi il comportamento sconcertante della guardia costiera libica, che ha sparato in aria a 50 metri da un vascello della comunità economica europea in acque internazionali.Ovviamente noi chiamiamo il nostro Paese di bandiera, che è informato su tutto quello che facciamo, ma questo non ha niente a che vedere con la competenza giuridica nella zona”, hanno detto ancora gli attivisti in merito a quanto detto dalla Guardia costiera italiana secondo cui l’episodio degli spari non era stato riportato dalla ong al Paese di bandiera ma al Centro di coordinamento italiano, finendo col sovraccaricare le linee nei momenti dei soccorsi.

Cominciati i trasferimenti dall’hotspot di Lampedusa. Sono 180 i migranti che hanno lasciato l’isola e in serata arriveranno a Porto Empedocle. La nave Diciotti, nel primo pomeriggio, inizierà l’imbarco di altre 600 persone che verranno trasferite a Reggio Calabria. All’hotspot di contrada Imbriacola in questo momento sono presenti 2.377 ospiti. Un secondo barchino, con a bordo 20 sudanesi, etiopi ed eritrei, è stato intanto soccorso al largo dell’isola dalla Guardia di finanza. Il gruppo ha dichiarato d’essere partito da Zawia in Libia e di aver pagato 2000 dollari per la traversata.

Almeno 29 migranti provenienti dall’Africa subsahariana sono morti al largo della Tunisia a causa del naufragio dell’imbarcazione sulla quale si trovavano mentre cercavano di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l’Italia: lo ha reso noto alla Reuters un funzionario della ong Forum tunisino per i diritti sociali ed economici. L’agenzia di stampa, che riporta la notizia sul suo sito, non precisa quando è avvenuta la tragedia. La Guardia costiera tunisina ha salvato 5 persone dall’imbarcazione davanti alla costa di Mahdia, ha aggiunto il funzionario della ong, affermando che i migranti erano partiti dalle spiagge di Sfax. Recuperati 10 cadaveri. 

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