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“Nessuno la visita per cinque ore e muore a 26 anni”, al via processo a medico 

La vicenda è legata alla morte di Fatoumata, 26enne appena sbarcata a Lampedusa. Stremata dal viaggio - e descritta come “affaticata” - non le fu eseguito alcun accertamento per cinque ore. Poi la morte.

Pubblicato 2 ore fa

Al via questa mattina, a quasi tre anni di distanza dai fatti, il processo a carico di un medico trentaseienne in servizio al poliambulatorio di Lampedusa accusato di omicidio colposo. La vicenda è legata alla morte di Fatoumata Bamba, ventiseienne della Costa d’Avorio spirata per una embolia polmonare il 18 febbraio 2023 nell’ambulatorio dell’hotspot di Lampedusa poche ore dopo essere arrivata sull’isola con un barchino insieme al marito. Una morte che, secondo i consulenti del pubblico ministero, poteva e doveva essere evitata. 

Il processo è in corso davanti il giudice Antonella Ciraulo ed è stato aggiornato al prossimo 18 marzo quando verranno sentiti i primi testimoni del pm Gaspare Bentivegna: si tratta dell’ex capo della Squadra mobile di Agrigento Giovanni Minardi, di due agenti della polizia scientifica e del marito della vittima. I familiari della donna – marito e figli – si sono costituiti parte civile tramite gli avvocati Leonardo Marino e Angelo Farruggia. L’imputato è difeso dall’avvocato Salvatore Bonnì.Il calvario di Fatoumata Bamba, madre di due bimbi, comincia nell’infermeria dell’hotspot dopo essere stata dimessa dall’ambulatorio di Lampedusa. La donna, stremata dal viaggio in mare, viene descritta dal medico di turno come “affaticata e con un lieve affanno”. Sono le 14 del pomeriggio del 18 febbraio 2023.

Per cinque ore, si legge nella consulenza redatta dallo specialista in medicina legale Alberto Alongi, dallo specialista in anatomia patologica, Emiliano Maresti, e dallo specialista in cardiologia Pietro Di Pasquale, il medico “nonostante fosse in presenza di un’allarmante e perdurante sintomatologia respiratoria, dovuta all’embolia polmonare in corso, si limitò ad osservare la paziente senza eseguire alcun tipo di accertamento, neppure la più essenziale rilevazione dei parametri vitali o un esame obiettivo.” La donna morì alle 20. Per i consulenti del pm “la paziente, dopo un’iniziale valutazione, andava tempestivamente inviata presso al poliambulatorio al fine di garantire l’esecuzione delle consulenze specialistiche disponibili e degli accertamenti strumentali necessari per evidenziare il problema embolico” – ma soprattutto – “si può ritenere che una condotta alternativa da parte del medico avrebbe, con elevata probabilità, scongiurato il decesso.” 

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