Agrigento

Referendum Giustizia, i magistrati agrigentini dicono No: “Riforma che altera l’equilibrio del potere politico”

Le ragioni del No sono state esposte in un incontro pubblico che si è svolta al teatro della Posta Vecchia ad Agrigento

Pubblicato 2 ore fa



Il referendum giustizia 2026 chiamerà i cittadini il 22 e 23 marzo a esprimersi su una riforma costituzionale che incide sull’organizzazione della magistratura, introducendo la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Come accade per tutti i referendum costituzionali, anche in questo caso non è previsto un quorum. La validità del voto non dipende dalla percentuale di affluenza, ma esclusivamente dal numero di voti favorevoli o contrari espressi dagli elettori. Questo significa che l’esito del referendum sarà determinato dalla maggioranza dei voti validi, indipendentemente dal livello di partecipazione. 

A tal proposito al Teatro della Posta Vecchia di Agrigento, si è svolto un incontro pubblico “Referendum Giustizia – Le ragioni del No. Difendiamo la Costituzione”, organizzato dal “Comitato per il No al referendum sulla riforma della Giustizia”, promosso dall’Associazione nazionale Magistrati, per iniziare la campagna informativa per votare No al referendum.

“Questa riforma cosi come è stata concepita non apporta nessun miglioramento al sistema giudiziario ne può in qualche modo venire incontro alle preoccupazioni dei cittadini, che riguardano i tempi della giustizia nel settore penale, riguardano il senso di insicurezza per l’ordine pubblica e l’incolumità pubblica, e sono tutte problematiche importanti alle quali questa riforma, sulla separazione delle carriere, non da una risposta. Bisogna considerare anche che la riforma così come è stata concepita comporterà una riorganizzazione complessiva e dei costi che non saranno indifferenti” , ha dichiarato Manfredi Coffari, Presidente della Sottosezione ANM di Agrigento a margine dell’incontro che ha visto la partecipazione e gli interventi del Procuratore Giovanni Di Leo e dei Presidenti Wilma Mazzara e Giuseppe Miceli, oltre al prof. Andrea Merlo e tanti esponenti del mondo dell’avvocatura, dell’associazionismo e della società civile.

E’ importante andare a votare come senso di impegno civile. E’ una riforma costituzionale ed è importante che ci sia una mobilitazione da parte di tutti i cittadini che si vogliono interessare delle questioni dello Stato”; ha dichiarato il Presidente della Sezione distrettuale dell’ANM, Carlo Hamel.

I motivi per cui è giusto dire no alla riforma del ministro Nordio sono molti: questa riforma, cambia il modello costituzionale del CSM. Non solo “spacchetta” il CSM in tre organi, uno per i giudici, uno per i pm e un’Alta corte disciplinare, ma modifica natura e attribuzioni dei nuovi CSM. In questo modo, altera profondamente l’equilibrio tra poteri disegnato dalla nostra Costituzione, in particolare tra potere giudiziario (esercitato dai magistrati), potere esecutivo (il governo) e potere legislativo (il Parlamento). La riforma, secondo le ragioni del No, non rende la giustizia più efficiente, anzi la rende meno indipendente. Divide i magistrati, crea nuove gerarchie e apre varchi alle interferenze dell’esecutivo. Con la riforma il giudice e il Pm non diventeranno più giusti, ma più controllabili. La riforma rende più facili le pressioni indebite della politica sulla giustizia.

E’ una riforma che altera gli equilibri costituzionali della magistratura. Riteniamo che le persone devono essere informate soprattutto sugli aspetti piu tecnici, riteniamo che sia una riforma che non migliora il servizio della giustizia ma altera l’equilibrio a favore del potere politico”; ha detto il giudice Matteo De Nes, responsabile territoriale del Comitato, che ha coordinato l’incontro.

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