Detenuto suicida al Pagliarelli, Stato dovrà risarcire 700 mila euro ai familiari
Secondo i giudici il gesto del giovane era prevedibile, a causa delle sue riconosciute e palesi condizioni di instabilita' mentale: nonostante tutto, pero', il suicidio non fu evitato
Il Tribunale civile di Palermo ha condannato lo Stato a un risarcimento da 700 mila euro per un suicidio in carcere, quello di Samuele Bua, paziente psichiatrico, che si tolse la vita nel 2018 al Pagliarelli, nel capoluogo siciliano: aveva 29 anni.
Secondo i giudici il gesto del giovane era prevedibile, a causa delle sue riconosciute e palesi condizioni di instabilita’ mentale: nonostante tutto, pero’, il suicidio non fu evitato. I familiari fecero causa e ora e’ arrivata la decisione che ha riconosciuto le loro ragioni. Samuele, dice il garante dei detenuti di Palermo, Pino Apprendi, era “in attesa di essere giudicato e per ben due volte”, prima di riuscire nel suo intento, “aveva tentato di togliersi la vita. Tutti sapevano dei problemi psichiatrici che aveva, eppure, inspiegabilmente, uso’ dei lacci per porre fine alla sua vita, lacci che non avrebbe dovuto avere.
Con Antigone Sicilia – continua l’ex deputato regionale del Pd – di cui allora ero presidente, siamo stati vicini ai familiari e siamo stati presenti a tutte le iniziative volte a ottenere giustizia. La politica finge di non sapere i disagi che vivono i detenuti e non affronta il problema, tranne casi sporadici”. Il garante elenca i principali problemi delle carceri, dal sovraffollamento alla “mancanza di adeguate cure, assenza di possibilita’ di lavoro, scarsi contatti con i familiari per i fuorisede”. E le Rems, le residenze destinate ai casi di salute mentale, sono solo due, “a fronte di migliaia di detenuti con situazioni simili a quella di Bua”.




