Cultura

“Centomila (e anche più)”: Sparda tra Pirandello, Livatino e l’Italia della corruzione

Un videoclip realizzato con intelligenza artificiale porta in scena fondi PNRR spariti, intercettazioni bloccate per legge e un politico di fantasia che usa la tomba di Livatino come palco elettorale. La denuncia stavolta arriva dalla musica

Pubblicato 2 ore fa

C’è un cartellino ai piedi di un cadavere. Scritto a mano, legato alle dita con uno spago. Numero: 206. Sotto: “Attendeva referto istologico.” È un obitorio. Accanto al lettino, due figure sedute in silenzio: uno è Sparda, il politico di fantasia al centro del processo. L’altro ha il volto e il papillon di Pirandello. Non dice niente. Indica soltanto. Lascia che Sparda guardi.

Questa è una delle sequenze di “Centomila e anche più”, brano uscito il 7 marzo, videoclip realizzato interamente con intelligenza artificiale a budget zero. Il titolo è una citazione diretta — Pirandello, “Uno, nessuno e centomila” — ma il tema è brutalmente contemporaneo: la corruzione nella sanità pubblica siciliana, i fondi del PNRR che spariscono, un decreto costruito su misura per salvare chi li ha fatti sparire.

Il nuovo brano dell’interprete licatese Sparda è un’opera che unisce musica, teatro e denuncia civile. In un panorama spesso appiattito sulla leggerezza, qui si sceglie di alzare lo sguardo: la musica diventa linguaggio per raccontare il potere, le sue maschere e i suoi inganni.

Il tribunale, i cartelli, la folla

Nelle sequenze iniziali una folla si raduna davanti al Palazzo di Giustizia. Medici in camice bianco, studenti, anziani, famiglie. I cartelli che reggono parlano di referti istologici che non arrivano in tempo, di diagnosi tardive, di reparti chiusi, di liste d’attesa. “Al Nord si previene e al Sud si piange. Grazie On.le Sparda.” Il viaggio della speranza — espressione entrata nel linguaggio comune come se fosse normale, come se fosse inevitabile — non è uno slogan nel video. È il motivo per cui quella gente è lì. Del resto il report sulla mobilità sanitaria interregionale della Fondazione Gimbe, presentato proprio in questi giorni, certifica 5,15 miliardi di euro di flusso dal Sud verso il Nord: fuga record. I numeri danno misura a quello che i cartelli raccontano per immagini.

Di cosa è accusato il protagonista? Il PNRR aveva stanziato risorse specifiche per la missione salute, con un focus dichiarato sul rafforzamento dell’assistenza territoriale nelle regioni del Sud. Quei fondi esistevano. Le carte lo dimostrano. Nel videoclip il Pubblico Ministero li solleva in aula come un’accusa: un fascicolo con scritto sopra “Missione Salute — Assistenza Territoriale in Sicilia.” Non servono commenti. La carta è lì.

Il testo ruota attorno alla figura del politico corrotto, che parla di moralità ma si muove tra clientele e connivenze. “Pilota gli appalti, compra preferenze. / Benvenuta politica delle apparenze.” A salvarlo non sono i meriti, ma le falle del sistema.

Le intercettazioni, il decreto, i manichini

Qui il brano tocca un tema di estrema attualità. Senza le intercettazioni, Sparda rimarrebbe intoccabile, protetto da reti di silenzio e connivenza. È un richiamo diretto al dibattito politico-giudiziario di oggi, che rende il brano non un semplice racconto, ma una cronaca in musica. La storia non finisce con l’arresto: finisce con un decreto che limita l’uso delle intercettazioni per i reati di corruzione, e con effetto retroattivo sui processi in corso. Sullo schermo del telegiornale nel videoclip appare la scritta: “Sparda potrebbe lasciare il carcere già domani.” E nell’emiciclo parlamentare siedono manichini senza volto. Decreto approvato. Applaudono.

La ferita e la memoria

C’è un fotogramma nel videoclip che vale da solo più di qualsiasi analisi. Sparda in abito chiaro, occhiali da sole, microfono in mano, parla davanti alla stele di Rosario Livatino. Ai suoi lati due carabinieri in alta uniforme, immobili. Sul marmo della lapide si proietta l’ombra del cappello di Sparda — il simbolo del corrotto che si appropria del simbolo del giusto. Un comizio sulla tomba di chi è morto per combattere ciò che lui rappresenta.

Ma nel ribaltamento finale è lo stesso Livatino che, dal tribunale, guarda commosso la folla di giovani e cittadini. È l’immagine più forte del video: la memoria che vigila sul presente, il sacrificio che diventa monito, la speranza che nasce dalle nuove generazioni.

Pirandello come struttura

Pirandello non è una citazione colta. È la struttura. “Verità-finzione, apparenza-realtà, / sono io la somma di diverse entità. / Dietro la maschera sono nessuno, / uno, centomila… Nessuno!” canta Sparda nel bridge. Ma non lo canta come confessione — lo canta come proclama. Non capisce ancora che sta descrivendo la propria dissoluzione.

Sparda crolla, toglie la maschera e resta con un volto liscio, simbolo di un’identità svuotata. Il manichino senza volto che percorre tutto il videoclip — dalla fuga nel corridoio del Palazzo di Giustizia al volo sopra la Valle dei Templi fino alla resa con le mani alzate davanti alla polizia — è il personaggio di Pirandello applicato alla politica contemporanea. La maschera sopravvive all’uomo. E cerca già una nuova testa su cui posarsi.

Un’opera politica e culturale

Il videoclip è stato realizzato interamente con intelligenza artificiale, a budget zero, lavorato per oltre un anno. La scelta di non avere soldi e farlo lo stesso non è un dettaglio. È un atto politico nella forma oltre che nel contenuto.

La musica, però, è reale e suonata. Dietro la voce di Sparda ci sono musicisti in carne e ossa: Peppe Milia (Tinturia, Mario Venuti) alle chitarre, Cristian Strincone al basso, uno dei talenti più promettenti della scena musicale agrigentina, Giuseppe Catania alla batteria e il coro del Vocal Blue Trains diretto da Alessandro Gerini. La voce parlata nel break — la coscienza di Sparda che prende forma, il narratore pirandelliano che guida il protagonista nell’obitorio e nel crollo — è dell’attore teatrale licatese Gaspare Frumento.

Testo e musica sono di Antonino Catania, avvocato agrigentino, presidente dell’associazione A testa alta, che da anni lavora su trasparenza e partecipazione civica in una provincia che non sempre facilita chi lo fa. Qualcuno che lo conosce bene ha detto che questo brano mette insieme le sue tre passioni: l’avvocatura, l’impegno civile, la musica. Forse è proprio così. O forse è più semplice: è la stessa battaglia, raccontata stavolta con una chitarra elettrica invece che con un atto giudiziario.

“Centomila e anche più” non cerca passaggi radiofonici. Cerca qualcosa di più difficile: che chi ascolta non riesca a fare finta di niente. In un’Italia segnata da scandali, intercettazioni bloccate e decreti su misura, il lavoro di Sparda e Catania arriva dove spesso la politica non arriva — o non vuole arrivare. Con una canzone.

Il video è disponibile su YouTube: https://youtu.be/e6jupATNmo8

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