Cultura

San Biagio Platani costruisce il suo miracolo e torna a mostrare gli Archi di Pasqua

Archi di pane, canne, grano, fiori e memoria: dal 5 aprile al 3 maggio il borgo agrigentino rinnova uno dei riti pasquali più sorprendenti del Mediterraneo

Pubblicato 5 ore fa

Domenica 5 aprile San Biagio Platani (AG) torna a mostrare i suoi Archi di Pasqua, l’allestimento effimero che ogni anno ridisegna il centro del paese e richiama visitatori da tutta la Sicilia. Fino al 3 maggio il borgo dell’Agrigentino ospiterà una tradizione costruita lentamente, quasi in segreto, nei mesi precedenti: è qui che materiali poveri e saperi tramandati diventano scenografie monumentali, espressione di una delle più grandi tradizioni di arte popolare del Mediterraneo.

La mattina di Pasqua tutto si rivela, il corso principale del borgo si trasforma in una grande architettura sacra all’aperto. La composizione degli Archi infatti riproduce idealmente una chiesa, con facciata, navata e abside, e culmina nel punto in cui avviene l’incontro fra i simulacri del Cristo Risorto e della Madonna. È da questo incontro che discende anche la storica divisione, identitaria e affettiva prima ancora che organizzativa, tra le due confraternite che da secoli si sfidano e si completano: i Signurara, devoti al Signore, e i Madunnara, devoti alla Madonna. Una rivalità viva, appassionata, che ha sempre avuto come esito non la frattura, ma il capolavoro condiviso. 

Quest’anno i Signurara sono al lavoro per un progetto architettonico dedicato alla Tradizione come memoria viva, emblema di una comunità che riconosce nella terra, nei suoi cicli e nei suoi frutti, una grammatica profonda della vita. I Madunnara sviluppano invece il tema degli Arcangeli, dando vita a un itinerario visionario in cui la dimensione religiosa incontra quella simbolica e universale. Le figure arcangeliche diventano archetipi che attraversano culture e immaginari.

A rendere unici gli Archi non è soltanto la loro imponenza, ma la loro materia. Qui si costruisce con ciò che appartiene alla terra e al ciclo delle stagioni: canne, salice, alloro, rosmarino, pane, cereali, datteri, legumi, spighe, fiori. Persino le cosiddette nimpe, i grandi lampadari ornamentali sospesi lungo il percorso, nascono da intrecci pazienti di datteri, fiori, ramoscelli, mais, ceci e altri elementi naturali, poi reinventati nel tempo con nuovi dettagli decorativi. 

L’edizione 2026 segna un passaggio importante per il paese e per il suo più ampio percorso di trasformazione urbana e culturale. «Si tratta di un momento particolarmente significativo per la nostra comunità – dichiara il sindaco di San Biagio Platani, Salvatore Di Bennardo – perché insieme allo svelamento degli Archi celebriamo anche un lungo percorso di rigenerazione che ha rimesso al centro il paese, i suoi spazi e la sua identità. Grazie al progetto RiGenerAzioni Archi di Piano 2030, sostenuto nell’ambito del Bando Borghi finanziato dal PNRR, San Biagio Platani ha avviato un processo concreto di recupero e riattivazione urbana e culturale che oggi comincia a restituire luoghi e possibilità alla comunità. L’anfiteatro, rifunzionalizzato per accogliere attività laboratoriali, musicali, teatrali e performative, diventa anche uno spazio aperto al lavoro condiviso e alla progettazione, con l’attivazione di un coworking pensato per generare nuove energie e nuove occasioni di incontro».

«E dentro questo stesso percorso si colloca anche un traguardo per noi particolarmente importante – continua Di Bennardo – dopo oltre quindici anni di chiusura, la biblioteca comunale torna a essere un bene vivo e accessibile, uno spazio da riconsegnare alla comunità come presidio di cultura, studio e relazione. A questo si affiancano la nascita del Centro per l’identità immateriale e dell’Osservatorio del patrimonio culturale locale, l’area sosta camper e le aree picnic per l’accoglienza turistica. Per noi gli Archi non sono soltanto una festa: sono il cuore simbolico di una trasformazione più ampia, il segno di un paese che custodisce la propria memoria e allo stesso tempo costruisce il proprio futuro».

Accanto agli Archi di Pasqua, quest’anno San Biagio Platani vivrà anche lo svelamento delle opere realizzate da artisti internazionali nell’ambito di Ephemeral,iniziativa coordinata da Farm Cultural Park, capace di mettere in dialogo la tradizione locale con i linguaggi dell’arte contemporanea. Un ulteriore tassello di un percorso che amplia lo sguardo sul patrimonio immateriale del borgo e lo apre a nuove interpretazioni, nuove presenze, nuove forme di attraversamento.

Dal 5 aprile al 3 maggio 2026, San Biagio Platani torna così a mostrarsi per ciò che è da secoli: un paese che ogni anno costruisce la propria Pasqua con le mani, con la fede, con il pane e con la memoria. Un paese in cui l’effimero non è fragilità, ma forma altissima di durata perché gli Archi restano per qualche settimana, quello che lasciano, invece, dura molto di più. 

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