Mafia e corruzione, rigettato ricorso della Procura: “Non c’è agevolazione a Cosa nostra”
Il Riesame conferma l’ordinanza del gip: “È corruzione ma non c’è l’aggravante dell’agevolazione a Cosa nostra”
Il tribunale del Riesame, presieduto dal giudice Antonia Pappalardo, ha rigettato il ricorso avanzato dalla procura di Palermo che aveva chiesto di riconoscere l’aggravante mafiosa a carico di Carmelo Vetro (difeso dagli avvocati Samantha Borsellino e Giuseppe Barba) e Giancarlo Teresi (difeso dagli avvocati Antonino e Giuseppe Reina), arrestati lo scorso mese in un’inchiesta che ipotizza un giro di corruzione per gli appalti pubblici e intrecci pericolosi tra politica, criminalità organizzata e burocrazia. Nella stessa attività risulta indagato per concorso esterno in associazione mafiosa anche il super manager agrigentino Salvatore Iacolino.
Il tribunale della Libertà, dunque, conferma la decisione del gip di Palermo, Filippo Serio, che pur disponendo la custodia cautelare in carcere nei confronti dei due indagati aveva escluso l’aggravante dell’aver agevolato Cosa nostra in assenza di “un collegamento con l’associazione Cosa nostra e, dunque, del fatto che il descritto accordo corruttivo sia stato posto in essere al fine di beneficiare il predetto sodalizio ovvero che la consorteria ne sia stata in qualche modo favorita.” Le motivazioni del Riesame si conosceranno entro 45 giorni. Secondo quanto sostiene la Procura di Palermo, per anni Teresi avrebbe “asservito la propria funzione” agli interessi privati di Carmelo Vetro, in passato condannato per mafia a 9 anni con sentenza ormai definitiva, ricevendo in cambio diverse tangenti.
Sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti sono finiti i lavori per bonifiche, dragaggi, ripascimenti costieri e per il conferimento in discariche autorizzate dei sedimenti rimossi dai fondali marini commissionati dal dipartimento di Teresi per i porti di Marinella di Selinunte, Scicli-Donnalucata e Terrasini. Teresi avrebbe sistematicamente sponsorizzato e favorito la società gestita occultamente da Vetro, la Ansa Ambiente s.r.l., che si occupa di intermediazione e commercio di rifiuti. Il dirigente, attraverso gli accordi corruttivi, avrebbe permesso a Vetro di bypassare l’ ostacolo rappresentato dalle misure di prevenzione subite e la normativa in materia di interdittiva antimafia consentendogli di svolgere di fatto l’attività imprenditoriale.

