I clan di Porto Empedocle e Villaseta, chieste 15 condanne per quasi due secoli di carcere
La Dda di Palermo “presenta il conto” a 15 imputati coinvolti nell’inchiesta sui clan di Villaseta e Porto Empedocle e chiede quasi due secoli di carcere
Quasi due secoli di carcere nei confronti di 15 persone coinvolte nell’ultimo blitz dei carabinieri contro le cosche di Villaseta e Porto Empedocle e su un vasto traffico di stupefacenti. È quanto richiesto dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo – i sostituti procuratori Claudio Camilleri, Giorgia Righi e Luisa Bettiol – a margine della requisitoria di questa mattina. Il processo è in corso davanti il giudice Nicoletta Frasca. La vicenda è legata al blitz dei carabinieri scattato otto mesi fa quando furono fermate 14 persone.
ECCO LE RICHIESTE DI CONDANNA
James Burgio, 33 anni, di Porto Empedocle (20 anni di reclusione); Pietro Capraro, 40 anni, di Agrigento (20 anni di reclusione); Salvatore Carlino, 35 anni, di Canicattì(5 anni e 4 mesi); Antonio Crapa, 54 anni, di Favara (10 anni e 8 mesi); Stefano Fragapane, 33 anni, di Agrigento (12 anni e 4 mesi di reclusione); Vincenzo Iacono, 48 anni, di Porto Empedocle (14 anni di reclusione); Gaetano Licata, 42 anni, di Agrigento (20 anni di reclusione); Salvatore Lombardo, 37 anni, di Favara (15 anni e 8 mesi di reclusione); Agostino Marrali, 29 anni, di Porto Empedocle (6 anni e 8 mesi di reclusione); Salvatore Prestia, 45 anni, di Porto Empedocle (20 anni di reclusione); Simone Sciortino, 23 anni, di Agrigento (16 anni di reclusione); Calogero Segretario, 30 anni, di Agrigento; Cristian Terrana, 32 anni, di Agrigento (12 anni di reclusione); Alessandro Trupia, 37 anni, di Agrigento (11 anni e 4 mesi di reclusione); Andrea Sottile, 27 anni, di Agrigento (4 anni e 4 mesi di reclusione); Antonio Guida,19 anni, di Agrigento (4 anni e 4 mesi di reclusione). Le posizioni di altri due imputati seguiranno strade diverse: Danilo Barbaro, 40 anni, di Agrigento, ha patteggiato la pena mentre Calogero Segretario, 30 anni, di Agrigento, verrà giudicato separatamente.
Le accuse sono associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione, detenzione illegale di armi. L’inchiesta fece luce anche su due attentati a colpi di kalašnikov avvenuti ai danni di un negozio di frutta ad Agrigento (15 dicembre 2024) e di un panificio a Porto Empedocle (18 giugno 2025). L’inchiesta ipotizza l’esistenza di due gruppi – uno a Villaseta e uno a Porto Empedocle – in grado di dettare le regole nel traffico di stupefacenti. Ai vertici dei due clan – e per questo è contestata l’aggravante di essere promotori – ci sarebbero stati Pietro Capraro e Gaetano Licata, sul versante di Villaseta, e James Burgio e Salvatore Prestia per gli empedoclini. L’inchiesta – che si colloca nel tempo alla fine del 2024 – fotografa prima le tensioni tra i clan di Villaseta e Porto Empedocle e, in seguito, una pace raggiunta con la costituzione di un vero e proprio cartello. L’accordo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, prevedeva la spartizione delle piazze di spaccio (Agrigento e Porto Empedocle) con lo stupefacente acquistato dalle due consorterie a seconda del territorio di competenza.
Nel collegio difensivo gli avvocati Salvatore Cusumano, Teres’Alba Raguccia, Salvatore Pennica, Carmelita Danile, Annalisa Russello, Giuseppe Barba, Calogero Vetro, Amanta Carlino, Davide Casà, Rosario Fiore, Giuseppe Caltanissetta, Salvatore Butera, Giacomo Cortese

