Le inchieste decapitano il Centrodestra agrigentino, big nelle preferenze al momento del voto
La magistratura nell'ultimo anno ha colpito i vertici dei partiti agrigentini - e non solo - senza però fiaccarne il potere politico
“Celo, celo, manca”. Come quando eravamo più giovani e si cercava una figurina dei calciatori che ci avrebbe permesso di completare l’album. Ma il raccoglitore stavolta è la cronaca delle inchieste giudiziarie che hanno colpito il centrodestra siciliano, e alla fine dei conti c’era un volto che era più introvabile del portiere dell’Atalanta Pierluigi Pizzaballa dell’album 1963-1964: il deputato di Forza Italia Riccardo Gallo.
Non che il suo nome non sia già stato al centro di attività d’indagine: dalla vicenda Girgenti Acque, all’accusa – ritenuta infondata – di aver commissionato un delitto avanzata da un suo ex amico di gioventù, il collaboratore di giustizia Daniele Sciabica, Gallo è stato altre volte citato nella cronaca per vicenda giudiziarie, dalle quali è uscito. La percezione che si ha oggi con l’inchiesta “Corte dei miracoli” che lo vede indagato a Caltanissetta per corruzione per aver ottenuto assunzioni e incarichi ritenuti clientelari al Cefpas (fermo restando la sacrosanta presunzione d’innocenza) è che alla fine sia caduto anche l’ultimo dei “big” del centrodestra agrigentino, dopo le vicende giudiziarie che hanno colpito Roberto Di Mauro, Totò Cuffaro, Salvatore Iacolino, Lillo Pisano.
Storie e contestazioni tutte molte diverse, sia per entità che per stato di avanzamento, ma che hanno tutte una matrice simile: l’accusa della magistratura (in un solo caso trasformato in un pronunciamento dei giudici) l’interessamento, ritenuto non legittimo, per lavori pubblici, appalti e incarichi, con uno scopo sempre molto molto preciso, cioè il consenso elettorale più o meno diretto, il controllo del territorio, la gestione delle risorse pubbliche. Una longa manus che – ripetiamo, è sempre l’ipotesi accusatoria – così gestisce i voti a mazzi, come se fosse una proprietà. Consensi da spostare con un semplice schiocco mettendo in campo in alcuni casi veri e propri sconosciuti che le “X” sulla scheda elettorale le raccolgono a centinaia senza aver mai nemmeno aperto la bocca in pubblico.
Proprio del silenzio Gallo aveva fatto la sua forza: abile stratega politico, poco ferrato nell’arte oratoria, nei salotti degli alberghi cittadini ha per anni tessuto e scucito la realtà locale. Sapeva con chi parlare e come parlargli e non importava che non avesse praticamente mai rilasciato un’intervista. Almeno, fino ad oggi, per quanto i precedenti non devono affliggere Gallo: Dc, Fratelli d’Italia e Mpa alle ultime amministrative non sembra abbiano patito l’impatto delle inchieste.

