Il “cerchio magico” di Riccardo Gallo tra medici, avvocati e professionisti
Incarichi, consulenze, favori. In tanti tra medici, avvocati e professionisti avrebbero beneficiato del potere del deputato agrigentino all’interno del Cefpas
Il Cefpas era diventato il feudo di Riccardo Gallo. Ne è convinta la Procura di Caltanissetta che – dopo quasi tre anni di indagini con trojan, pedinamenti e intercettazioni – ha chiesto l’arresto del deputato agrigentino di Forza Italia con l’accusa di corruzione. Un Ente pubblico – il Centro per la Formazione Permanente e l’Aggiornamento del Personale del Servizio Sanitario – divenuto terreno fertile per mantenere se non addirittura accrescere consenso ed elettorato. Come? Per i pm guidati dal procuratore Salvatore De Luca attraverso incarichi, nomine, favori.
L’ipotesi della Procura nissena è questa: il direttore Sanfilippo avrebbe aperto le porte dell’Ente, assecondando ogni desiderio dell’onorevole, in cambio del mantenimento della guida del Cefpas per altri tre anni. A Sanfilippo, dopo la caduta del governo Musumeci, era stato revocato l’incarico. Poi il “miracolo” con la nuova nomina. E in tanti avrebbero beneficiato del potere di Gallo all’interno del Centro per la formazione del personale sanitario. Un “cerchio magico” di persone “vicine” al deputato formato da medici, professionisti, imprenditori e avvocati. Il pool di magistrati (il procuratore Salvatore De Luca, l’aggiunto Roberto Condorelli e le sostitute Chiara Benfante, Vera Giordano e Piera Anzalone) ha messo nero su bianco la lunga lista di “favori” ottenuti e che oggi vengono contestati sia al parlamentare agrigentino che al direttore del Cefpas e, in parte, anche al direttore generale dell’Asp di Agrigento.
A cominciare dalla moglie del deputato alla quale, secondo quanto ricostruiscono i pm, sarebbero stati affidati quattro incarichi di consulenza e la possibilità di trasferirsi da Caltanissetta ad Agrigento grazie ad una convenzione firmata tra l’Ente e l’azienda sanitaria provinciale. Poi c’erano anche un imprenditore aragonese (indagato) e un noto architetto (non indagato): il primo avrebbe beneficiato di un appalto per la manutenzione del patrimonio immobiliare del Cefpas in cambio di assunzioni e/o consulenze – come quella del secondo – nella sua ditta. E ancora: sempre su richiesta del deputato il Cefpas avrebbe poi assegnato una consulenza alla moglie del suo medico personale, incarichi professionali alla figlia di un avvocato agrigentino e ad una persona vicina allo stesso legale. Ad una dirigente dell’Asp di Agrigento, decisiva nella fase della stipula dell’accordo tra Ente e Azienda sanitaria, sarebbe stato promesso la partecipazione ad un corso da manager. Alla figlia di un altro dirigente medico sarebbe stato assegnato un incarico mentre al titolare di una concessionaria la stessa promessa per favorire la compravendita di un’auto. Il Cefpas, tramite un’azienda agrigentina, avrebbe poi acquistato arredi necessari per la ristrutturazione di stanze d’albergo dall’impresa di proprietà della moglie di un altro avvocato ritenuto vicino al deputato. Infine l’offerta di una consulenza dall’importo di 10 mila euro ad una professionista agrigentina nonostante – testuali parole – “avesse un curriculum di m…”

