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L’inferno dei pitbull, combattimenti tra cani con bambini tra gli spettatori: 6 indagati

I combattimenti avvenivano soprattutto ad Agrigento, Palma di Montechiaro e Naro. I cani venivano dopato e addestrati ad uccidere. Tra gli spettatori anche bambini con età inferiore ai 10 anni.

Pubblicato 2 ore fa



Tredici pitbull sequestrati, sei indagati sui quali pende una richiesta di misura cautelare che il gip – dopo gli interrogatori preventivi – dovrà decidere se applicare o meno. La Procura di Gela – con il procuratore Salvatore Vella e la sostituta Lucia Caroselli – mette le mani sul lucroso (e crudele) business dei combattimenti illegale di cani. Agli incontri, ed è una circostanza che deve far molto riflettere, assistevano anche bambini in età di scuola elementare. “Una forma di devianza – così l’ha definita il procuratore Vella – che non deve essere sottovalutata”. Le indagini sono state condotte sul campo dagli agenti del commissariato di Gela e dai carabinieri della Sezione Operativa Antibracconaggio e Reati in danno degli Animali del raggruppamento CITES di Roma, del Nucleo Cites di Palermo e del Centro Anticrimine Natura di Agrigento. I combattimenti, secondo quanto emerso, avvenivano soprattutto nell’Agrigentino: Palma di Montechiaro, Agrigento e Naro. L’attività investigativa nasce dal ritrovamento a casa di uno degli indagati di un pitbull con evidenti lesioni riconducibili a segni di lotta con altri cani. I combattimenti venivano organizzati ovviamente a scopo di lucro ed erano inseriti in un circuito di scommesse clandestine. Gli animali sono stati trovati in quattro delle sei abitazione oggetto del decreto, quattro erano ancora cuccioli e una incinta. Tra il materiale sequestrato attrezzatura finalizzata all’allenamento degli animali, dei tapis roulant, catene, guinzagli con moschettoni, pesi utilizzati per potenziare le mascelle dei cani e farmaci integratori e anabolizzanti. In campo, trenta unità tra poliziotti, carabinieri e medici veterinari dell’ASP di Palermo. L’attività d’indagine è scaturita a seguito di un controllo eseguito dai poliziotti del Commissariato di Gela, unitamente a personale medico veterinario, presso l’abitazione di uno degli indagati. L’intervento era stato organizzato per cercare un cagnolino che era scomparso nella zona e che alcuni testimoni avevano visto con l’uomo. Nel corso delle ricerche è stato, invece, trovato un cane di razza pitbull con evidenti lesioni sul muso e sul corpo, riconducibili a segni di lotta con altri cani. 

Le successive verifiche investigative, coordinate dalla Procura della Repubblica di Gela che hanno interessato anche i Carabinieri del Soarda per gli aspetti di specifica competenza, hanno consentito di appurare l’esistenza di una attività illecita legata a combattimenti clandestini di cani pitbull, posta in essere da alcuni soggetti gelesi ed altri residenti in comuni siciliani quali Palermo, Palma di Montechiaro ed Agrigento e in altre regioni d’italia tra le quali la Campania, i quali, in concorso tra loro, organizzavano questi eventi registrando dei video che diffondevano poi attraverso i social media. La visione dei contenuti dei telefoni cellulari sequestrati ad alcuni degli indagati ha consentito di accertare le responsabilità penali degli stessi. In particolare, combattimenti tra cani che compromettevano l’integrità fisica degli animali. è stato accertato che tutti gli indagati erano soliti dirigere e partecipare. Inoltre, è stato accertato che gli indagati, tramite piattaforme di messaggistica, promuovevano tali attivita utilizzando videoproduzioni contenenti immagini e scene degli scontri. Sono infatti innumerevoli i video e le chat visionate dagli investigatori comprovanti la realizzazione di incontri clandestini di combattimenti tra cani pitbull, anche con soggetti di altri centri. In alcuni video si vedono tra l’altro dei cani gravemente feriti che non riescono più a muoversi proprio a causa delle lesioni riportate, mentre in un altro si nota un animale spirare proprio durante la realizzazione delle immagini. Gli incontri venivano eseguiti chiaramente a scopo di lucro, in quanto sugli animali erano effettuate scommesse di importi variabili, definiti prima dell’incontro mediante una vera e propria stipula di “contratto privato” tra le parti. Prima dell’appuntamento venivano infatti stabilite delle regole ben precise quali il peso dei cani che dovevano fronteggiarsi. L’importo da scommettere e il luogo del combattimento che in alcune circostanze doveva essere “campo neutro”, ovvero fuori provincia d’appartenenza di entrambi i contendenti. Vi sono i gravi indizi di colpevolezza accertati durante l’attività investigativa l’Autorità giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo dei cani di razza pitbull nella disponibilità degli indagati, affidandoli a strutture idonee messe a disposizione dall’amministrazione comunale di Gela, che provvederanno alla custodia, cura, riabilitazione comportamentale e successivo eventuale reinserimento degli animali.

LE DICHIARAZIONI DEL PROCURATORE VELLA

“L’indagine non riguarda soltanto il territorio di Gela ma soprattutto la provincia di Agrigento. Abbiamo sequestrato 13 cani che sono stati utilizzati in combattimento, una palestra e materiale per dopare gli animali. Gli incontri spesso si concludevano con la morte di uno dei due cani. I combattimenti venivano organizzati online e non è stato semplice monitorare tutto quanto, un giro di scommesse che mantiene in piedi questo circo. Gli stessi proprietari dei cani non hanno alcun rispetto per i loro animali che muoiono durante i combattimenti e vengono maltrattati per farli diventare aggressivi e cattivi. Vengono addestrati al sangue, un aspetto piuttosto crudele. Quello che ci colpisce è la presenza di bambini ai combattimenti, una educazione alla crudeltà. Cosa nostra e Stidda addestravano i baby-killer insegnando ad uccidere i cani. La partecipazione di bambini in età di scuola elementare diventa una forma di devianza che non deve essere sottovalutata”.

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