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Corruzione, accolta richiesta di arresti domiciliari per Riccardo Gallo

La misura, però, non è immediatamente esecutiva e bisognerà attendere le motivazioni del provvedimento e, in seguito, anche la pronuncia della Cassazione

Pubblicato 39 minuti fa

Il tribunale del Riesame ha accolto il ricorso della Procura di Caltanissetta disponendo gli arresti domiciliari per l’ex deputato agrigentino Riccardo Gallo (difeso dagli avvocati Lillo Fiorello e Luigi Troja). La misura, però, non è immediatamente esecutiva e bisognerà attendere le motivazioni del provvedimento e, in seguito, anche la pronuncia della Cassazione. L’ex parlamentare di Forza Italia, dimessosi proprio dopo il terremoto giudiziario, è ritenuto il personaggio principale dell’inchiesta “Corte dei miracoli”. L’indagine ipotizza un giro di nomine, favori e incarichi al Cefpas – l’ente pubblico che si occupa della formazione sanitaria. Gallo, arrestato due mesi fa dalla Squadra mobile, era stato rimesso in libertà alla luce delle sue dimissioni da deputato regionale. Per il gip, infatti, il passo indietro dell’onorevole aveva fatto venire meno le esigenze cautelari tali da giustificare una misura detentiva applicando, invece, la sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio o servizio per un anno.

Il provvedimento del gip è stato impugnato dai pm guidati dal procuratore Salvatore De Luca che chiedevano il ritorno ai domiciliari di Riaccado Gallo. Richiesta accolta oggi dal Riesame. In particolare, per gli inquirenti il politico agrigentino ha continuato – nonostante non sia più parlamentare – a coltivare relazioni riservate e accordi illeciti e la blanda misura applicata dal gip non ha impedito a Gallo di proseguire quella attività extraparlamentare di ricerca di consenso, supporto politico e disponibilità amministrative a fini illeciti registrata senza soluzione di continuità. Al contesto si aggiunge anche un altro particolare: quando i poliziotti hanno arrestato Riccardo Gallo, durante la perquisizione domiciliare, sono stati trovati dei “pizzini” recanti il monito a “non parlare perché intercettato”. Per gli inquirenti è un ulteriore “indice sintomatico della particolare proclività dell’indagato a coltivare relazioni riservate e accordi illeciti, nonché della conseguente necessità di una cautela effettivamente idonea a prevenire un ulteriore aggravamento della propria posizione.”

L’INDAGINE CORTE DEI MIRACOLI

Le indagini , eseguite dalla Squadra mobile nissena e dal Servizio Centrale Operativo della polizia, partono nell’estate 2023. La Procura di Caltanissettacontesta il reato di corruzione sia al deputato agrigentino Riccardo Gallo che al direttore del Cefpas Roberto Sanfilippo. Secondo l’accusa, infatti, l’onorevole avrebbe garantito al manager di restare al comando dell’Ente a condizione però che quest’ultimo mettesse le sue funzioni a disposizione del deputato. Tradotto: assunzioni e incarichi affidati ai “prescelti” di Riccardo Gallo. A garantire il funzionamento del patto – sempre secondo l’accusa – sarebbe stato il funzionario Gioacchino Pontillo, ritenuto dagli inquirenti la “longa manus” del deputato, assunto proprio al Cefpas per trasmettere le direttive del parlamentare. Anche Pontillo è accusato di corruzione e, in particolare, nell’aver scelto “ad hoc” un suo stretto amico – l’ex funzionario regionale Reitano – quale membro della commissione esaminatrice dell’Ente. Per la Procura di Caltanissetta il deputato Riccardo Gallo avrebbe poi stretto un altro patto corruttivo con l’attuale direttore generale dell’Asp di Agrigento, Giuseppe Capodieci. Quest’ultimo era stato posto al vertice della sanità agrigentina proprio dall’onorevole e – in cambio – il manager avrebbe dovuto assecondare i suoi desiderata. Il caso più eclatante è rappresentato dalla stipula di una convenzione tra l’Asp di Agrigento e il Cefpas esclusivamente finalizzata al trasferimento della moglie del deputato (dipendente dell’Ente) da Caltanissetta ad Agrigento. Tra gli indagati compare anche Domenico Reina, fratello del cardinale e vicario del Papa don Baldo (quest’ultimo non indagato e totalmente estraneo ai fatti). All’agrigentino, al quale viene contestata l’ipotesi di reato di turbata libertà degli incanti, sarebbe stato affidato un progetto dall’importo di oltre 120 mila euro per la realizzazione di una biblioteca digitale. Per i magistrati di Caltanissetta, invero, l’obiettivo degli indagati era quello di “ingraziarsi il cardinale al fine di convogliare i voti dell’elettorato cattolico sulla figura di Margherita La Rocca Ruvolo (non indagata), alleata politica del Gallo, in vista delle elezioni per il Parlamento Europeo del giugno 2024.” Una strategia resa possibile – sempre secondo gli inquirenti – grazie all’intervento di Maria Luisa Zoda e Salvatore Giambellucca, componenti della Commissione che ha giudicato genuino il progetto del Reina.

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