La sparatoria in concessionaria a Villaggio Mosè, la parte civile: “Figlio del proprietario è morto e risorto”
L’imputato, oltre a dover rispondere dell’omicidio “per errore” del fratello, è accusato anche del tentato omicidio del figlio del proprietario della concessionaria. L’evento non è andato a segno perchè la pistola si è inceppata.
“Il ragazzo è morto quando gli è stata puntata la pistola contro ed è risorto nel momento in cui l’arma si è inceppata”. Lo ha detto questa mattina in aula l’avvocato Salvatore Cusumano, difensore della parte civile nel processo a carico di Angelo Di Falco, il quarantenne di Palma di Montechiaro accusato dell’omicidio “per errore” di Roberto Di Falco, ucciso in una sparatoria avvenuta nel febbraio 2023 nel piazzale di una concessionaria a Villaggio Mosè. A Di Falco viene contestato anche il tentato omicidio del figlio del proprietario della concessionaria. Secondo quanto ricostruito, infatti, subito dopo la morte del fratello avrebbe impugnato l’arma e tentato di sparare al giovane. Soltanto per puro caso la pistola si è inceppata.
“Scarrellare l’arma, puntarla e premere il grilletto non è un atto intimidatorio – ha detto durante la discussione l’avvocato Cusumano – ma una volontà di uccidere”. La parte civile, che si è associata alla richiesta di condanna di 25 anni già avanzata dal pubblico ministero, ha altresì chiesto un risarcimento del danno di 30 mila euro con una provvisionale immediatamente esecutiva di 10 mila euro. Si torna in aula il 24 settembre per l’arringa della difesa. Angelo Di Falco è accusato di una particolare fattispecie di reato, quella di omicidio “per errore” ed oggi si trova sul banco degli imputati poiché ritenuto responsabile della morte del fratello minore Roberto, ucciso in una sparatoria avvenuta nel febbraio scorso all’interno della concessionaria “AutoXPassione” di Villaggio Mosè. Al palmese viene contestato anche il reato di tentato omicidio ai danni di uno dei figli del titolare della concessionaria. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, infatti, soltanto il malfunzionamento della pistola ha sventato l’azione delittuosa. Altri due imputati – Calogero Zarbo, 41 anni, e Domenico Avanzato, 36 anni – sono già stati condannati in primo grado con il rito abbreviato a 14 anni e 4 mesi di reclusione e 13 anni e 3 mesi di reclusione.
Una vicenda complicata così come il suo iter giudiziario. Agli imputati – tre le altre cose – viene contestata una particolare fattispecie di reato: l’omicidio per errore. Il 23 febbraio dello scorso anno quattro palmesi compiono quella che gli inquirenti ritengono una spedizione punitiva nei confronti di Lillo Zambuto, titolare della concessionaria “AutoXPassione” al Villaggio Mosè. Alla base della “punizione” impartita al rivenditore di auto, aggredito nel piazzale della concessionaria, il pagamento di un’auto con un assegno risultato poi scoperto. Durante quei concitati momenti, ripresi in gran parte dalle telecamere, viene estratta una pistola da cui parte un colpo che ferisce mortalmente proprio Roberto Di Falco. Per la Procura di Agrigento a premere il grilletto è stata la stessa vittima dopo che Zambuto, come dichiarato dallo stesso, era riuscito con una mossa imparata durante il servizio militare a girare la canna dell’arma verso il suo aggressore. Intanto la pistola che sembrava svanita nel nulla, ritenuta l’arma del delitto, è stata ritrovata grazie alle parziali dichiarazioni agli inquirenti di uno degli imputati. Zarbo, infatti, ha indicato il luogo esatto in cui era stata occultata una semiautomatica calibro 9 con matricola abrasa.




